Una storia di abbandono e sofferenza che purtroppo si ripete in tante famiglie italiane ha trovato giustizia nelle aule del Tribunale di Brindisi. Una giovane donna della provincia ha ottenuto un risarcimento di 78.000 euro dal padre che non l’ha mai voluta conoscere, nemmeno incontrare una volta nella vita.
La ragazza, assistita dall’avvocato Felice Angelo Grassi, è nata da una breve convivenza durata appena un paio d’anni. Poi il nulla: il padre ha deciso di voltare pagina e di cancellare dalla sua vita anche l’esistenza della figlia. Niente telefonate, niente visite, niente regali di compleanno. Come se quella bambina non fosse mai esistita.
Nel 2000 il Tribunale aveva stabilito un assegno di mantenimento di 300 euro al mese, ma anche quello è rimasto sulla carta. L’uomo non si è mai fatto vivo, non ha contribuito economicamente e, cosa ancora più grave, ha sempre rifiutato qualsiasi contatto con la figlia. Padre e figlia, se si fossero incrociati per strada, non si sarebbero nemmeno riconosciuti.
Le conseguenze di questo abbandono sulla vita della giovane sono state devastanti. Attacchi di panico, ansia cronica, problemi a scuola, difficoltà a relazionarsi con gli altri. Una psicologa incaricata dal giudice ha riscontrato “disturbi d’ansia con tratti paranoici” e una “deprivazione paterna” che ha lasciato cicatrici profonde. “Si chiude in se stessa”, ha raccontato un testimone. “Ti sorride cinque minuti e poi sprofonda nel silenzio”.
Il padre, che non si è nemmeno presentato in tribunale per difendersi, quando è stato interrogato si è limitato a dare la colpa alla ex compagna, senza mai assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Ha parlato di minacce ricevute dalla famiglia della madre, ma senza portare una prova. Ha detto di aver sempre pagato il mantenimento, ma anche questo è rimasto indimostrato.
La sentenza del giudice Roberta Marra è importante perché ribadisce un principio chiaro: abbandonare un figlio non è solo una questione morale o di coscienza, ma un vero e proprio reato civile quando provoca danni concreti. La Costituzione e il Codice Civile impongono ai genitori di mantenere, istruire ed educare i figli. Chi viola questi doveri deve pagare.
Il risarcimento tiene conto soprattutto degli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, quando l’assenza di un padre fa più male e lascia segni che durano per tutta la vita. Per fortuna, la ragazza ha trovato stabilità con il suo compagno ed è diventata mamma: questo l’ha aiutata a ricostruirsi, anche se le ferite dell’abbandono non spariranno mai del tutto.
È una sentenza che fa giurisprudenza e che dovrebbe far riflettere tanti genitori che pensano di poter semplicemente sparire dalla vita dei propri figli senza conseguenze. I figli non sono un optional di cui liberarsi quando fa comodo: sono persone con diritti che la legge ora tutela anche attraverso il risarcimento del danno.