“Pace della Riconciliazione”. Nell’ambito della Novena in preparazione alla festa del Patrocinio della madonna del Carmine, padre Mario Marafioti, sacerdote gesuita, fondatore delle Comunità Emmanuel, questa sera 18 febbraio, alle ore 19.30 sarà in Chiesa Madre. Nato a S. Procopio, in provincia di Reggio Calabria, nell’inverno del 1941, terzo di sette figli, tutti piccoli perché compresi nell’arco di una decina di anni, venne su in un ambiente povero, difficile. I contadini subivano tutto: le inclemenze del cielo e le prepotenze della terra. I Marafìoti erano un po’ più fortunati perché possedevano una piccola casa e un po’ di terra. Lo troviamo in seminario, prima in Calabria e poi a Napoli. Trascorsero parecchi anni di serio, proficuo e sereno lavoro, finché scoppiò una violentissima crisi: aveva 21 anni; ne mancavano tre all’ordinazione sacerdotale. Si sentiva stanco. Qualche volta piangeva. Gli venne in aiuto la gente d’Aspromonte. Erano ancora tutti nel suo cuore, e, con loro, in mezzo a loro, c’era un nuovo personaggio: quel Gesù di Nazareth con il quale, nel frattempo, aveva intrecciato frequenti e segreti colloqui. Povero anche lui come i poveri di Calabria, Gesù stava al suo posto, in mezzo a quella gente, per donare agli scarti di Babele un motivo di speranza. In quei giorni, con gli occhi della mente, il seminarista Marafioti incrociava spesso lo sguardo misericordioso del Cristo leggendovi un invito ad unirsi a loro; e questo fatto riaccendeva in lui la battaglia che già si combatteva nel suo cuore, rendendo più agitato quel tempo di crisi. Infine, rotti gl’indugi, si schierò dalla parte dei poveri, accanto a Gesù, con un intimo, personalissimo atto d’amore. E non solo decise di farsi prete, ma volle esserlo in modo ancora più radicale, dandosi alla sequela di Cristo con i voti di castità, povertà, obbedienza. Entrò allora nei Gesuiti. Completò il noviziato a Napoli e gli studi di filosofia all’Università Gregoriana di Roma. Dopo un tirocinio pratico a Reggio Calabria, trascorse un periodo in Belgio, a Lovanio, e poi tornò a Posillipo e a Roma. Furono anni d’intenso studio e di grande applicazione. Intanto sentiva crescere il bisogno dell’azione, chiese di essere mandato in campo, in un ambiente dove avrebbe ritrovato le condizioni originarie della sua vocazione, che era nel contatto diretto con la gente, con i poveri. Lo mandarono a Lecce, dove c’era una piccola residenza di vecchi padri Gesuiti. Dopo aver svolto i suoi compiti in chiesa usciva in cerca di tutte quelle forme di povertà dove ci poteva essere un bisogno reale: handicappati, anziani, bambini abbandonati, ciechi, sordomuti. Proprio con una donna sordomuta costituì la prima cellula di un movimento di rinnovamento spirituale: si riunivano in due e pregavano. Con il passare del tempo altri andarono a bussare alla sua porta, ha aperto a tutti e si è ritrovato padre di una famiglia numerosa, una grande famiglia chiamata Emmanuel. Non è più tornato in Aspromonte se non per brevi soggiorni: ormai la gente che si porta nel cuore appartiene tutta al grande popolo di Dio. Bisogna solo accoglierla con un gesto d’amore fraterno e condividerne la sorte, mettendo vita con vita… E poi? E poi non resta che amare. Con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, come fa questo terribile prete calabrese, “forte come il diamante, tenero come una madre”.
Padre Mario Marafioti questa sera in Chiesa Madre
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