Siamo onorati dell’attenzione del nostro Sindaco, ci dispiace di averlo sottratto ai suoi compiti istituzionali e di averlo costretto a intervenire su ciò che ritiene una polemica strumentalmente “plasmata” da ProgettiAmo Mesagne su una “non-notizia”.
Ci mancavano pure le riflessioni paternalistiche, i suoi buoni consigli, il severo ammonimento alle chiassose “nuove leve” che osano ridestare dal torpore, come certi pomeriggi d’estate, quest’amministrazione sonnecchiante; è preoccupato per noi, per la nostra “autoreferenziale” ambizione di guidare la città: dice che siamo irresponsabili, superficiali e che non leggiamo le carte. Noi.
E mentre ci omaggia con le sue lezioni di buona prassi politica, dimentica per sé di applicare quegli stessi suggerimenti. Il riferimento è il progetto “Messapia archeologia e vino”, l’ennesima opportunità persa, l’ultima di una lunga serie di brutte figure.
Contrariamente a quanto sostenuto dal nostro primo cittadino -che nell’impeto della sua reprimenda ha infilato pure l’Area Vasta, che c’entra come i cavoli a merenda- gli atti li conosciamo bene: la deliberazione regionale (n. 165 del 17.02.2009) che stabilì le linee guida del c.d. asse VII era, infatti, sì del 2009, come da egli sostenuto, ma l’avviso pubblico che invitava le amministrazioni a proporre progetti era del 22 aprile 2011 (BURP n° 61). Tant’è vero che tale linea di intervento fu ripartita in due azioni: la 7.1.1 rigenerazione urbana, a cui il comune di Mesagne ha partecipato col progetto di Via Sasso (anche in questo caso abbiamo tribolato tanto per i gravi errori progettuali degli uffici comunali); la 7.2.1 invece relativa i piani integrati territoriali a cui ha partecipato San Pancrazio Salentino col progetto in premessa. Quindi tutto è partito nel 2011, e il Sindaco c’era. O forse no.
Inoltre, egli sostiene, con pomposa sicumera, che tale misura fosse in realtà riservata esclusivamente ai comuni con popolazione inferiore a 20.000 abitanti. Ma l’avviso pubblico, circa i destinatari dei finanziamenti, recitava testualmente: “le associazioni dei comuni in qualunque forma, fra cui le unioni di comuni costituite che abbiano ciascuno una popolazione residente inferiore ai 20.000 abitanti. I comuni con popolazione maggiore possono partecipare all’aggregazione purché in numero non superiore ad un terzo del totale dei comuni del raggruppamento…” .
D’altronde, non si spiegherebbe come mai fra i beneficiari di tali finanziamenti ci sia stato il comune di Canosa di Puglia (trentamila abitanti). Tutto quello che affermiamo è scritto nero su bianco nella determina dirigenziale regionale n° 462 dell’8 Agosto 2011.
Ancora una volta, in conclusione, il Sindaco dà piena l’idea di essere in balia degli uffici comunali, che gli hanno dato in mano un timone scollegato dagli ingranaggi della nave: egli non decide la rotta e non s’accorge di questo subdolo ammutinamento. È fuori la realtà, è furioso, si scaglia con veemente asprezza contro chi gli muove critiche, pretende ossequioso rispetto per una figura istituzionale la cui autorevolezza è, per causa sua, ai minimi storici. Quando deciderà di togliere il disturbo, sarà sempre tardi.