Era il 31 marzo del 1984 quando terminò la vita terrena di una coraggiosa donna di Nardò che politicamente si mise di traverso sui progetti di cementificazione di Porto Selvaggio. Anna Maria Scalera l’ha voluta ricordare con questo post.
Renata Fonte era un’amministratrice pubblica, un’insegnante, una madre. Una donna che aveva scelto di fare politica come servizio, senza ambiguità. In quegli anni si oppose con determinazione alla lottizzazione di Porto Selvaggio, un’area di straordinaria bellezza che rischiava di essere piegata a interessi privati. Non fece sconti, non accettò pressioni, non cercò compromessi. La sera del 31 marzo 1984 uscì da una lunga seduta del Consiglio comunale. Rientrò a casa. E lì, sull’uscio, fu uccisa con colpi di pistola. La giustizia ha indicato un mandante: Antonio Spagnolo, un politico locale. Ma quella vicenda racconta molto più di un nome: parla di interessi, di potere, di un sistema che non tollera chi resta libero.E subito dopo, il tentativo di sporcare tutto. Di deviare la verità. Di trasformare una scelta politica limpida in una storia privata, fatta di insinuazioni e pettegolezzi. Perché quando non riesci a piegare qualcuno, provi a sporcarlo. Renata Fonte rappresenta ancora oggi una linea netta. Una politica che non si compra. Una presenza femminile che non chiede spazio, ma lo occupa con competenza, libertà e dignità. Perché quando una donna in politica è autonoma, preparata, scomoda, viene attaccata due volte. Per quello che fa: per le decisioni che prende, per i no che non ritira, per la coerenza che non negozia. Perché mette in discussione equilibri, rompe silenzi, disturba interessi. E per quello che è: per la sua libertà, per la sua voce, per il fatto stesso di non essere controllabile. Allora diventano bersaglio la sua vita privata, il suo carattere, il suo modo di essere donna. Si prova a spostare il discorso, a farla apparire “troppo”, “diversa”, “sbagliata”. Una violenza sottile, ma potentissima. Perché non colpisce solo una persona. Serve a dire a tutte le altre: “state al vostro posto”. Per molte di noi, impegnate nella politica e nel sociale, Renata Fonte resta questo: un riferimento. Una direzione. Un esempio che non si spegne.