Queste le richieste dei pubblici ministeri Santacatterina e Farina Valaori per 4 omicidi e 6 ferimenti avvenuti dal 1998 al 2010, episodi ricostruiti grazie alle confessioni di 11 collaboratori di giustizia e di una delle vittime di un agguato sopravvissuta per miracolo. Gli ergastoli sono stati chiesti per Francesco Argentieri, Marcello Cincinnato Antonio Epicoco, Emanuele Guarini e Massimo Pasimeni. Le altre pene chieste: Tommaso Belfiore 6 anni e 6 mesi, Diego Dello Monaco (8 anni), Francesco Gravina alias Pizzaleo (12 anni), Francesco Gravina alias Gabibbo, collaboratore di giustizia (6 anni), Cosimo Giovanni Guarini (1 anno e 4 mesi), Giuseppe Leo, collaboratore di giustizia (6 anni e 6 mesi), Francesco Locorotondo (12 anni), Salvatore Solito (8 anni) e Carmelo Vasta di Ostuni (8 anni), Carmelo Cavallo di Ostuni (7 anni e 4 mesi). Ieri in aula Franco Locorotondo ha confessato di aver tentato di uccidere il pentito Francesco Gravina (Gabibbo) per motivi passionali. Il collegio difensivo è composto da: Raffaele Missere, Ladislao Massari, Marcello Falcone, Rosanna Saracino, Giancarlo Camassa, Cinzia Cavallo, Gianfrancesco Castrignanò, Gianvito Lillo, Daniela D’Amuri.
Gli episodi. Omicidio Antonio Molfetta, alias “Toni Cammello” affiliato a Delle Grottaglie.  Scomparve il 29 maggio 1998; l’8 ottobre 1998 fu trovato morto. Fu ucciso nelle campagne di Ostuni perché era ritenuto confidente delle forze di polizia da Massimo Pasimeni, Ercole Penna e Francesco Argentieri. Dal carcere Pasimeni diede l’ok. La vittima fu colpita al volto con un corpo contundente poi più colpi d’arma da fuoco, sempre in faccia, a munizionamento singolo e di grosso calibro.
Omicidio Nicolai Lippolis il 10 luglio 2011 Mario Lippolis, fratello di Nicolai, presentò denuncia di scomparsa del fratello riferendo che si era allontanato da casa un giorno dell’anno 1998 per sottrarsi alla cattura. Aveva contattato la madre al telefono solo una volta facendo intendere di trovarsi in Montenegro. Disse, il fratello, che Nicolai faceva uso di droga. Il cadavere viene ritrovato il 7 ottobre 2009 a Bar, in Montenegro. Era sotterrato da circa cinque o sei anni. Aveva fori d’arma da fuoco alla testa, al petto e alla scapola sinistra. Nelle tasche aveva ancora il tesserino del codice fiscale. Penna disse di aver appreso da Emanuele Guarini di essere preoccupato perché il collaboratore Tommaso Belfiore aveva riferito di aver avuto mandato di eliminare quel ragazzo reo di aver spacciato droga senza autorizzazione. Per quel delitto sono indagati Marcello Cincinnato, Giuseppe Leo, Tommaso Belfiore, Antonio Epicoco e Emanuele Guarini.
Claudio Facecchia fu ferito da Massimo Pasimeni, Ercole Penna e Giuseppe Locorotondo che assieme a due persone decedute avrebbero prelevato la vittima, l’avrebbero condotta in aperta campagna e gli avrebbero sparato con una mitraglietta Skorpion perché Facecchia aveva pagato solo un milione di lire come “punto” sul contrabbando, somma che non era stata ritenuta sufficiente. Facecchia fu prelevato con la forza, portato in un bar nel centro di Mesagne dove fu poi rinvenuta l’auto in moto, con appunti importanti per le indagini. Era il primo gennaio 1997, il giorno di Capodanno.
Omicidio Antonio D’Amico autori Francesco Campana e Carlo Gagliardi, il primo in permesso premio. Il 9 settembre 2001 lo condussero sulla diga, a Brindisi, nel feudo di Campana. Spararono al capo e al torace più colpi di fucile a pallettoni calibro 12. Antonio D’Amico era il fratello di Massimo, collaboratore di giustizia, detto Uomo Tigre. Entrambi, sia Campana che Gagliardi erano evasi. La vittima aveva addosso attrezzatura da pesca, giubbotto, lampadina e altro. In quei momenti era in corso la festa del Casale e gli spari si confusero con i botti.
Ferimento di Tobia Parisi. Era il 31 maggio del 2009. Parisi faceva il buttafuori in discoteca e non fece entrare l’ostunese Carmelo Vasta. Litigarono, anche perché c’erano da tempo dissidi sulla gestione della guardiania dell’Aranceto, locale di Rosa Marina. Carmelo Cavallo, già arrestato per questi fatti, sparò più colpi di una calibro 7,65, una Zastava secondo la prima versione dei fatti. Con lui c’era Vasta e lo sapevano anche le pietre. Non c’erano elementi per dimostrarlo. Vasta chiamò ai giornali, disse: “se sono stato io perché non vengono a prendermi?”. Era sicuro di restare impunito. Poi, qualcuno ha parlato. E si è capito che invece era Vasta che steso per terra sparava tra la folla, almeno cinque colpi. Penna dice: “L’Aranceto era sotto la nostra protezione” ed è per questo che c’era Parisi alla porta. Il 19 ottobre nel carcere di Taranto Vasta rifiutò il prelievo di un campione di saliva per i riscontri, da comparare con il profilo genetico prelevato da una montatura dei suoi occhiali. Cavallo è coinvolto, ma solo perché partecipò alla colluttazione.
Tentato omicidio di Francesco Palermo. Lo volevano morto Ercole Penna, Vito Stano Francesco Gravina alias Chicco Pizzaleo. Un omicidio su commissione. Un esterno chiese l’eliminazione di Palermo che occupava a quanto pare indebitamente una abitazione. Diecimila euro e i killer entrarono in azione. Stano e Gravina i due sicari. Lo aspettarono il 20 gennaio 2010, mentre usciva di casa. Gli spararono colpi di fucile a pallini ma non lo uccisero. Fu ferito a un braccio. Mirarono troppo in alto perché non si possa ipotizzare il tentato omicidio, con metodo mafioso.
Ferimento di Franco Locorotondo. Ragioni sentimentali. Roba di relazioni con mogli altrui, parenti dei Gravina. Penna diede l’ok, eseguirono i due Gravina. Il 26 marzo 2010 gli spararono all’altezza di organi vitali mentre era alla guida di un’auto vicino alla sua concessionaria. Dovevano eliminarlo. Avevano avuto il placet del capo che su queste faccende voleva che gli affiliati se la sbrigassero da soli.
Ferimento di Gravina Francesco, detto Gabibbo: era il 13 agosto 2010, fu una vendetta trasversale.
Ferimento di Vincenzo Greco 1 luglio 2010. Agirono Francesco Campana e il suo braccio destro, Ronzino De Nitto. Spararono all’ora di pranzo con una calibro 9. Volevano ammazzarlo: lo colpirono a una spalla e all’addome. Volevano punire il fratello Leonardo per vendicare l’aggressione subita nel carcere di Lecce da Antonio Campana che era stato picchiato.
Delitto Tommaso Marseglia: ucciso da una calibro 12 a pallettoni perché aveva picchiato Carlo Cantanna.