In Piazza Sant’Anna dei Greci, nel centro storico della città, si continua a scavare. Dopo gli scheletri di una donna (?) e di un bambino, è emerso un altro scheletro. La notizia non si scosta più di tanto da quanto si è detto nei giorni scorsi con le varie comunicazioni fatte dalla Soprintendenza. Solo tutte le (eventuali) successive analisi di laboratorio potranno stabilire (probabilmente) il sesso, l’età, ed eventualmente anche le cause della morte se una malattia ha lasciato tacce sui reperti ossei. Ieri si è proceduto ad una accurata pulizia dell’area. L’archeologa presente sul cantiere, la dott.ssa Adele Barbieri, deve necessariamente preparare tutta la documentazione che rappresenta una fase molto importante, alla pari dello scavo archeologico. Perché, dopo lo scavo, c’è la documentazione che è l’unica strada che potrebbe permettere di stabilire, attraverso le analisi e i confronti che bisogna fare con i testi sia per fase storica che per di contesto geografico, e dire esattamente di che periodo storico si sta parlando, perché i resti scheletrici erano posizionati in questo posto, ecc. Al momento i ritrovamenti sono state inquadrati, ma solo genericamente, nel periodo medioevale perché le fonti, come detto nei vari comunicati emessi dalla Soprintendenza, riportano l’esistenza di una Chiesa in Piazza Sant’Anna dei Greci titolata a Sant’Anna (inizialmente era titolata Santa Maria della Greca), che fu demolita il 7 aprile del 1840 – perché – dicono le fonti storiche – era pericolante.
Il dato più interessante, come diceva la funzionaria della Soprintendenza dott. Maria Piccarreta, è che in un centro urbano pluristratificato, nonostante gli scavi fatti per i sottoservizi negli anni precedenti, si sono conservate delle porzioni di stratigrafia antica quasi intatta, non sconvolta dal passaggio di acqua, fogna, gas, corrente elettrica ad appena un metro dal basolato.
Stabilire l’esatto periodo storico e l’esatta cronologia sarà possibile solo dopo un approfondito studio del materiale trovato e dei resti scheletrici che possono dare importati informazioni per capire gli usi e come vivevano quei popoli.
Pertanto, rispetto a quanto è stato detto nei giorni scorsi, non c’è nulla di nuovo. Come dire: solo uno scheletro in più ed un monile a forma di conchiglia.
Si potrebbe sapere di più se gli scavi dovessero continuare. Ma questo lo dovrà stabilire il responsabile della Soprintendenza, la dott.ssa Maria Piccarreta, che ha la Direzione scientifica Soprintendenza per i Beni archeologici Belle Arti e Paesaggio di Brindisi-Lecce e Taranto, assieme al funzionario archeologo dott. Lisa Biffino,
I lavori commissionati dall’Acquedotto Pugliese, sono eseguiti dalla ditta Spinosa, mentre per la sorveglianza archeologica è stata incaricata l’archeologa Adele Barbieri di uno studio archeologico di Ugento.
“I ritrovamenti – assicura l’assessore ai Lavori Pubblici Roberto D’Ancona – non rallenteranno i lavori per l’interramento delle nuove condotte della fogna. Ieri, con i tecnici della ditta Spinosa, abbiamo studiato una via alternativa per continuare i lavori del nuovo tronco della fogna. Per quanto riguarda invece il tronco dell’acqua, non ci saranno variazioni di percorso”. Una cosa, comunque, è certa: l’Amministrazione Matarrelli vuole valorizzare questi ritrovamenti perché questa area del centro storico venga valorizzata. Una piazzetta, in passato utilizzata solo come parcheggio per i residenti, potrebbe nascondere la storia di questa città. Un tesoro che va valorizzato.