Rosario Perrone (nella foto), infermiere presso l’ospedale nord di Taranto, racconta sui social la sua disavventura. “Giorno 29 maggio, rientrato la sera da lavoro, mi accorgo che i ladri erano stati in casa per

Documenti e foto ritrovate.
l’ennesima volta. Dopo aver dato una breve occhiata chiamo il 112, arriva una pattuglia, verifica e mi invita il giorno dopo in caserma per la denuncia. Denuncia fatta. Oggi facendo una passeggiata, in una strada di campagna, ritrovo lo scarto della refurtiva; chiamo il 112 che mi avvisa che una pattuglia sarebbe arrivata dopo una oretta in quanto impegnata. E fin qui tutto fila. Quando inizia a piovere, raccolgo e salvo il salvabile, circa un centinaio di foto, ricordi, e li porto ai carabinieri di Mesagne per indicare loro una traccia e integrare la denuncia. Non vengo nemmeno ascoltato solo perché ero in pantaloncini e canotta, cosi come stavo a fare la passeggiata. Mi viene detto che è una caserma e non una spiaggia. Sono stato derubato, continuavo a ripetere. Ma nulla. Mi viene addirittura detto che quelle foto non le avevo denunciate. E continuavano a dirmi che ero in caserma, non ero decoroso. Non sono stato ascoltato da chi dovrebbe tutelarmi. Questa é l’Italia, il mio paese, il paese che amo e che vorrei giusto. Pensavo di fornire una traccia, invece ho ricevuto solo umiliazione. Alla fine mi sono rivolto in Commissariato dove mi hanno ascoltato ed hanno mandato una volante. Esausto, dopo quattro furti, bastava solo ascoltarmi. E’ una caserma, non é una chiesa”.