Non lo diranno mai. Eppure questa lunga campagna elettorale per le Comunali si è svolta così, senza infamia e senza lode nel giudizio e per l’attenzione della maggior parte dei mesagnesi. C’è chi l’ha definita una campagna elettorale per gli “addetti ai lavori”: tante le comparse, pochi i protagonisti, come spesso accade ma senza che debba per forza essere così. Il 31 maggio si è consumata la prima tornata elettorale di un appuntamento che ha realisticamente restituito i frutti del lavoro politico di questi mesi. Il macchinone allestito dal candidato sindaco Pompeo Molfetta non ha vinto al primo turno; il Pd non ha fatto faville ma ha tenuto. E domani si torna a votare, Pompeo Molfetta versus Francesco Mingolla. Ma è proprio così? È un faccia a faccia esclusivo oppure accanto ai due continuano ad affiorare storie vecchie e nuove, di amori e di coltelli di un centrosinistra a lungo unito e antagonista al tempo stesso? Già, perché a parte qualche nuovo e vecchio battitore libero la battaglia resta tutta interna allo storico centrosinistra mesagnese. Negli ultimi giorni di campagna elettorale che si è respirato un po’ di pepe, tra un Ape car e qualche manifesto che inneggiano nientemeno che al voto libero. Un tema impegnativo quello della libertà, almeno per una campagna elettorale che si è consumata tra tanti slogan ed è stata imbastita quasi per intero sui social network.