Società Storica di Terra d’Otranto: si presenta un’opera fondamentale per la cultura storica mesagnese. Oggi mercoledì 9 settembre 2020, alle ore 19.00 al Castello di Mesagne, sarà presentato l’inedito codice dal titolo “Messapographia sive Historia Messapiae” scritto in latino da Diego Ferdinando attorno al 1655 (ora trascritto e tradotto da Francesco Scalera e Domenico Urgesi) che rivela l’identità culturale in età barocca di una piccola città del Mezzogiorno, Mesagne-Messapia, sita nelle propaggini settentrionali del Salento, che allora si chiamava Terra d’Otranto. Secondo l’Autore, due sono i pilastri fondamentali dell’identità morale e religiosa della piccola comunità: -la mitica fondazione della città da parte del leggendario eroe greco Messapo, primo Re dei Messapi, che avrebbe insediato la propria Reggia a Mesagne: l’apporto della fede cristiana a Mesagne, da parte del Vescovo Eleuterio e della madre Anzia nel 121 d.C., ed il loro seguente martirio nella città messapica romanizzata.
Nelle 516 pagine del manoscritto rivivono i fasti della presunta capitale dei Messapi, a partire dalle mitiche vicende fondative che rinviano al ciclo Omerico, ai contrasti con i vicini amici Brundusini e i conflitti con i nemici Tarentini, nella resistenza ai Romani e nei rapporti con le imprese di Annibale, fino alle testimonianze epigrafiche di età romana imperiale.
Nelle 516 pagine del manoscritto rivivono i fasti della presunta capitale dei Messapi, a partire dalle mitiche vicende fondative che rinviano al ciclo Omerico, ai contrasti con i vicini amici Brundusini e i conflitti con i nemici Tarentini, nella resistenza ai Romani e nei rapporti con le imprese di Annibale, fino alle testimonianze epigrafiche di età romana imperiale.
Nella narrazione di Diego Ferdinando, la piccola città messapica risorge continuamente, dopo le devastazioni dei Goti in secolare conflitto con i Bizantini, le incursioni dei Saraceni, le razzie subite dai Francesi e dagli Spagnoli nelle guerre per la conquista del Regno di Napoli. Il regno di Carlo V, infine, determina la discesa di Mesagne dal dominio regale a quello baronale. Sembra spegnersi così, nella mente dell’Autore, l’antico fulgore ancora vivo nei privilegi, ricevuti dai sovrani angioini e aragonesi come premio per la fedeltà a loro riconosciuta dai mesagnesi, eppur rivendicati con orgoglio.
L’opera è stata trascritta con rigorosi criteri filologici, e poi tradotta nel rispetto più fedele possibile alla lettera e allo spirito dell’Autore, da Francesco Scalera e Domenico Urgesi, il quale l’ha corredata di dettagliate note introduttive. Il volume, di complessive 560 pagine, si avvale delle prefazioni dei proff. Mario Lombardo e Rosario Jurlaro. La perizia grafica di Giuseppe Giordano (dott. in Tecniche Grafologiche) attesta l’autenticità autografa del manoscritto. Gli indici alfabetici
L’opera è stata trascritta con rigorosi criteri filologici, e poi tradotta nel rispetto più fedele possibile alla lettera e allo spirito dell’Autore, da Francesco Scalera e Domenico Urgesi, il quale l’ha corredata di dettagliate note introduttive. Il volume, di complessive 560 pagine, si avvale delle prefazioni dei proff. Mario Lombardo e Rosario Jurlaro. La perizia grafica di Giuseppe Giordano (dott. in Tecniche Grafologiche) attesta l’autenticità autografa del manoscritto. Gli indici alfabetici
delle fonti autoriali del Ferdinando, dei nomi e dei luoghi, completano il corposo volume di grande formato (cm 31x 22 circa). La presentazione sarà conclusa da Giancarlo Vallone , Prof. Ordinario di “Storia delle istituzioni” – Università del Salento.
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