
Francesco Simone
(di Francesco Simone) Che Mesagne avesse bisogno di un abbraccio lo penso da sempre. Che un abbraccio avesse bisogno di Mesagne per uscire “allo scoperto” non l’avrei mai pensato. Strano, ma vero. Un anno fa, esattamente un anno fa scrissi che i BoomdaBash sul palco di Sanremo erano la rivalsa piu’ bella della citta’. Una specie di episodio 2, di sequel di un film che aveva il Karma come regista. Un film fatto di facce pulite e di sorrisi, di tanti sorrisi. E di musica, di tanta bella musica. Il film che piace a tutti.
Ad un anno di distanza quel film ha il volto dell’arte e siccome solo l’arte non bastava, ci si e’ messo un finale dai toni thriller, visto che e’ un’arte sulla quale c’e’ del mistero. Beh che cosa volere di piu’ allora? In un anno la musica, l’arte, il mistero. “Mesagne da Oscar”. Si, dai. Anche i piu’ esigenti critici parrucconi e benpensanti non potrebbero obiettare che questo sequel e’ un bel film. Fatto per bene.
Non vedo l’ora di tornare nella mia citta’ ad andare a sbirciare morbosamente quella “finestra” su un’altra epoca, ad andare a rimanere assorto e inebetito davanti a quel mistero, chiudere gli occhi e vederci chissa’ quali …film.
Eppure mi piaceva tanto quel gioco, mi piaceva tanto stuzzicare la fantasia a cavallo di un cavallo immaginario, io piccolo bambino abitante di una Messapia, Medania, Messania, Mediana (o quale fosse il vero antico nome) per le chianche di quelle buie e degradate piazze, perdendomi nel dedalo di San Cipriano con l’ansia di non poterne piu’ uscire come in un film di una storia di S. King. Eppure mi piaceva tanto che a volte, scappando di nascosto da casa dei miei o delle mie zie mi avventuravo per il centro a vagare e fantasticare. Qui c’era sicuramente la tenuta degli Azzolino, e chissa’ se gli Orsini del Balzo cosi’ spocchiosi , ricchi e “scintrusi” ci passavano mai a fermarsi a Mesagne. Qui magari c’erano i vicoli della plebe, puzzolenti e malsani pero’ la’ sotto c’era il famigerato sentiero segreto che dal castello portava al mare. E chissa’ se davvero da quella strada c’era una via calcata dei Templari.
Era il mio gioco preferito, cosi’ bello da esserne gelosi alla morte. Cosi’ divertente che non lo raccontavo a nessuno. Cosi’ orgoglioso della mia Mesagne che non volevo sporcare quel gioco con i commenti o la becera speculazione di nessuno.
Nessuno nella mia fantasia poteva toccare Mesagne. Nemmeno la mamma, quella naturale, che mi proibiva di avventurarmi in centro storico. L’altra mamma (quella platonica), Mesagne, invece mi invitava calorosamente ogni santo giorno a sedermici affianco ed ascoltare le sue storie. E aveva tanti parenti e amici. Cavalieri, dame, cortigiani, servi, nobili, faccendieri, concubine, Templari, stallieri. Quella mamma, la mamma Medania o Messapia, aveva tanto da raccontare.
E quanti abbracci. E quante volte stretto con la mia testolina al suo petto, con le mie grandi orecchie attaccate al suo seno mentre raccontava.
Un giorno mi persi in un vicolo trovato a caso, superando piazzetta S.Anna dei Greci e credo, anche se ormai sono passati piu’ di 30 anni. In pochi secondi, persi la percezione spaziale, non riuscivo a capire dove mi trovassi rispetto al mio punto di riferimento che era piu’ o meno l’ingresso dalla Porta Grande. E sopratutto in pochi secondi, non riuscii a ritrovare la via da dove ero arrivato, cioe’ proprio la Piazzetta S.Anna. Ebbi la sensazione claustrofobica e opprimente di essere in un dedalo di vie somigliante piu’ ad un labirinto. La coraggiosa e morbosamente intrigante sensazione di avventura mista a fantasia lascio’ spazio alla…paura. Paura di rimanere “imprigionato” in quel labirinto, paura di non poter tornare piu’ a casa, paura che a casa mia avessero…paura di non vedermi piu’ tornare. Paura e ansia furono interrotte da una voce di una donna. Una donna che io non vidi in faccia, ma della quale sentii solo una voce antipatica, quasi tetra provenire da una finestra o da dietro ad una persiana. Avrebbe potuto avere 40 anni come 90. Alle mie grandi orecchie era una voce tetra e che mi fece paura. Paura nella paura. “Vagno’, cce vuei di nui? Va bandi a casa, fatti li c…i tua.”
Improvvisamente cominciai a correre, ciecamente atterrito dall’invito poco elegante ad andarmene da quel vicolo buio e desolato, spettrale e claustrofobico. Corsi con il cuore in gola e senza una direzione, che non avevo nemmeno prima. Sbucai senza rendermene conto alla “scaledda” della Porta Nuova. Ritrovai la luce, e una via a me nota. Bene, la strada per casa era lontana ma ero fuori da quella “pericolosa” avventura.
Ecco. Dopo piu’ di 30 anni quei vicoli non sono piu’ buio,diffidenza e degrado. Sono diventati luce, accoglienza e cultura. Sembra che per una magica inversione del senso della vita, quell’invito ad andarsene sia diventato un invito a calcare quelle chianche, a esplorare con gli occhi e il cuore qualsiasi angolo, qualsiasi pietra, qualsiasi muro. Quella voce tetra che invitava a “farsi li c…i sua” ora invita a farsi… gli affari di quelle piazze e di quei luoghi proprio per essere scoperti. E’ la’ che dice: “Vieni, ascolta cosa ho da raccontarti”. Anzi, quella citta’ ha preso non a raccontare di storie, di dame cavalieri e palazzi ma addirittura a urlare. Quelle mani che indicavano “vai via” ora sono diventate… un abbraccio.
Che Mamma Messapia, Medania o con il nome che vi piace di piu’ abbia trovato nuova voce e nuovi racconti ? Mi piace pensare che quel cumulo di ossa cosi’ unico e magico non sia l’abbraccio di una mamma qualsiasi ma l’abbraccio di Messapia o Medania a noi tutti. Che con pazienza e forza d’animo ce lo siamo meritati. E se anche qualche scienziato ci dovesse dire che di abbraccio non fu, beh… sono sicuro che mamma Messapia o Medania come vi piace di piu’ ce ne regalera’ un altro ancora piu’ unico e magico. In un’ altra piazza o un altro vicolo.
Una mamma non lascia mai i suoi figli senza un abbraccio. Che Mesagne avesse bisogno di un abbraccio lo penso da sempre. Ma non avevo ancora capito quanto noi avessimo bisogno di un abbraccio di Mesagne . Un abbraccio.
Francesco Simone