“Io spero che i mafiosi possano essere toccati, almeno alcuni, dalle parole del Papa che ha ricordato a loro l’inferno. Ne sono convinta perché in ogni persona ci sono un cuore e un’anima. Anche in un mafioso. Francesco ha detto proprio questo” ha detto Marisa Fiorani. Mesagnese, dov’è nata Sacra Corona Unita, Marisa, madre di Marcella Di Levrano, da tempo è in giro per l’Italia per raccontare la storia di sua figlia. Lo ha fatto per la prima volta in Puglia ieri sera a Bari nella sala Murat di piazza del Ferrarese. Lo scorso 21 marzo partecipò all’incontro di “Libera” con il Papa, per portare la memoria di Marcella, uccisa a 25 anni. Marcella era una delle tante sfortunate vittime della droga e, solo dopo la nascita della figlia, frutto di una relazione con un giovane altrettanto sventurato, volle liberarsi dalle catene della dipendenza, per dare un futuro diverso e migliore alla sua piccola. Per questo decise di raccontare quello che sapeva dei traffici di sostanze stupefacenti. Collaborò con gli inquirenti, fu uccisa e il corpo fu abbandonato nel bosco in contrada Lucci. Lo scorso 23 marzo Marisa ad “Avvenire” disse: “L’inferno dei mafiosi è la loro vita, le loro mani, i loro affari, il loro potere sono sporchi di sangue proprio come ha detto il Papa. Questo è il loro inferno. Lo so che qualcuno di loro ci riderà sopra o farà finta di niente, andando avanti sulla sua strada di sangue, ma altri no, saranno sicuramente toccati. Perché si è espresso con semplicità, forza e efficacia. Io ho davvero la speranza che possano cambiare e lo dico malgrado quello che hanno fatto a mia figlia. Ne sono convinta perché in ogni persona ci sono un cuore e un’anima. Anche in un mafioso, anche in chi uccide. Francesco ha detto proprio questo a loro, alle donne e agli uomini mafiosi. Io ci credo e per questo gli sono riconoscente, per quelle parole e anche per aver sostenuto il nostro impegno di testimonianza”. Testimonia Marisa: “Grazie a Libera, vado a raccontare ai ragazzi la storia di mia figlia”. E’ riconoscente alle iniziative dell’associazione fondata da don Luigi Ciotti. “Pensavo che quella di mia figlia fosse una storia da chiudere nella vergogna finché un giorno ho sentito don Ciotti e ho capito che non era così. Oggi mia figlia è tornata in vita”. Un bacio di incoraggiamento a Marisa da Mesagne, grati delle sue parole di vita. Un saluto a don Ciotti, suscitatore di speranza.
“Spero che i mafiosi si sentano toccati dalle parole del Papa”
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