Gentile Redazione di Mesagnesera, con un velo di amarezza mi trovo a scrivervi per protestare educatamente e segnalare una spiacevole situazione in cui mi sono trovata giusto qualche ora fa. Ieri sera avrei dovuto assistere allo spettacolo Panariello vs. Masini, organizzato da Aurora eventi, in piazza Orsini a Mesagne. Essendo titolare di invalidità, avevo per tempo contattato la segreteria di Aurora eventi (all’inizio di Maggio), chiedendo se ci fossero posti o convenzioni dedicate a disabili ed accompagnatori. Dopo circa un mese avevo ricevuto una risposta affermativa ed avviato uno scambio di mail con la segreteria per prenotare i biglietti al costo di € 49: ingresso gratuito per me ed a pagamento per l’accompagnatore (da sottolineare che il costo di 49 € equivaleva al prezzo di un biglietto Poltronissima VIP sul circuito TicketOne).
Nonostante lo avessi chiesto, nessuno mi aveva mai detto dove fossero posizionati i posti disabili perciò, evidentemente sbagliando, ho pensato che potessero essere nelle prime file (dato il costo del biglietto accompagnatore). Arrivate sul luogo dell’evento, e dopo aver pagato, con mio grande disappunto veniamo accompagnate nell’area “destinata” ai disabili (già solo ascoltando l’espressione utilizzata mi è venuta la pelle d’oca): si trattava di un gruppo di sedie disordinate posizionate al lato destro del palco, con una visibilità ridotta per via dell’altezza e della struttura stessa del palco, oltre che della strumentazione di scena. Faccio presente la cosa al responsabile organizzativo sottolineando che, pagando meno della quota corrisposta, avrei acquistato sul circuito TicketOne due biglietti nelle ultime file ma almeno frontali al palco. La soluzione offerta: spostare le sedie in un altro settore più frontale al palco ma comunque laterale e con visibilità ostruita da uno dei pilastri del palco.
Comprendo perfettamente la necessità di rispettare le norme di sicurezza (vie di fuga, vicinanza all’uscita per i disabili, ecc), ma mi sarei aspettata che dalla mente istruita dell’ingegnere che ha disegnato il piano sicurezza dell’evento venissero fuori idee migliori. Non mi aspettavo trattamenti privilegiati ma neanche essere presa in giro in questo modo, motivo per il quale ho chiesto il rimborso e sono tornata a casa. Si parla di inclusività, di abbattimento delle barriere, di città a misura di disabile, ma per quello che ho visto stasera mi sembra ci sia ancora molta strada da fare. Mi sono sentita in dovere di scrivere non per me, che fortunatamente non ho una disabilità grave, ma per rispetto al gruppo di disabili costretti sulla sedia a rotelle e lasciati in quel piccolo ghetto ai lati del palco, come se la vita non fosse stata già abbastanza beffarda con loro. Grazie per l’attenzione che spero e credo dedicherete a questo mio sfogo. Cordiali saluti, Stefania Perrucci
Nonostante lo avessi chiesto, nessuno mi aveva mai detto dove fossero posizionati i posti disabili perciò, evidentemente sbagliando, ho pensato che potessero essere nelle prime file (dato il costo del biglietto accompagnatore). Arrivate sul luogo dell’evento, e dopo aver pagato, con mio grande disappunto veniamo accompagnate nell’area “destinata” ai disabili (già solo ascoltando l’espressione utilizzata mi è venuta la pelle d’oca): si trattava di un gruppo di sedie disordinate posizionate al lato destro del palco, con una visibilità ridotta per via dell’altezza e della struttura stessa del palco, oltre che della strumentazione di scena. Faccio presente la cosa al responsabile organizzativo sottolineando che, pagando meno della quota corrisposta, avrei acquistato sul circuito TicketOne due biglietti nelle ultime file ma almeno frontali al palco. La soluzione offerta: spostare le sedie in un altro settore più frontale al palco ma comunque laterale e con visibilità ostruita da uno dei pilastri del palco.
Comprendo perfettamente la necessità di rispettare le norme di sicurezza (vie di fuga, vicinanza all’uscita per i disabili, ecc), ma mi sarei aspettata che dalla mente istruita dell’ingegnere che ha disegnato il piano sicurezza dell’evento venissero fuori idee migliori. Non mi aspettavo trattamenti privilegiati ma neanche essere presa in giro in questo modo, motivo per il quale ho chiesto il rimborso e sono tornata a casa. Si parla di inclusività, di abbattimento delle barriere, di città a misura di disabile, ma per quello che ho visto stasera mi sembra ci sia ancora molta strada da fare. Mi sono sentita in dovere di scrivere non per me, che fortunatamente non ho una disabilità grave, ma per rispetto al gruppo di disabili costretti sulla sedia a rotelle e lasciati in quel piccolo ghetto ai lati del palco, come se la vita non fosse stata già abbastanza beffarda con loro. Grazie per l’attenzione che spero e credo dedicherete a questo mio sfogo. Cordiali saluti, Stefania Perrucci
Le barriere architettoniche: è facile pensare di aver dato soluzioni . Ma c’è bisogno di impegno continuo e costante, specie durante gli eventi dove le priorità sono altre.