Dopo l’oro olimpico, Dell’Aquila vince pure quello iridato: «Ancora più emozionante»
Il padrone del taekwondo. I 58 kg hanno solo un mattatore: Vito Dell’Aquila. Campione d’Europa a Bari 2019, campione olimpico a Tokyo 2020 e ora campione mondiale. Un palmares da sogno per il pugliese di Mesagne che, a soli 22 anni – compiuti il 3 novembre -, è già entrato nella galleria dei più grandi interpreti della sua disciplina. Dopo essere diventato il primo atleta italiano nato nel nuovo millennio a vincere una medaglia ai Giochi, Vito nella notte tra domenica e lunedì ha compiuto un’altra impresa. A Guadalajara, in Messico, l’azzurro ha sconfitto in finale il sudcoreano Jun Jang per 2 a 1, recuperando lo svantaggio iniziale (11-12) ed imponendosi nel terzo e decisivo round per 13-6 dopo aver vinto il secondo 13-4. Un’altra rimonta d’oro per il ragazzo salentino che già a Tokyo aveva ribaltato l’incontro negli ultimi istanti di gara. «Questa medaglia è per la mia bellissima nazione» ha scritto sui social Dell’Aquila, festeggiando la gemma d’oro assieme ai fan, che l’atleta ha ringraziato per tutti i messaggi ricevuti. In precedenza, il portacolori del Centro Sportivo Carabinieri aveva superato con lo score di 2-0 ai sedicesimi il saudita Riad Hamdi e agli ottavi l’egiziano Mostafa Mansour, ai quarti ha eliminato il kazako Samirkhon Ababakirov con il punteggio di 2-1 e in semifinale il beniamino di casa Brandon Plaza Hernandez.
A 22 ANNI IL RAGAZZO DI MESAGNE È IL PADRONE DEL TAEKWONDO «DEDICATO AI COMPAGNI E ALLA MIA FAMIGLIA»
PER TUTTI «Sono contento per me e per l’Italia. Rischiavamo di tornare a mani vuote, pur avendo aspettative pari alla classifica con cui io e Simone Alessio (primo italiano a vincere un Mondiale senior di taekwondo nel 2019, ndr) ci siamo presentati (numeri uno del ranking mondiale ndr). E mi dispiace davvero molto per lui. Ma saprà rifarsi. Questo oro è anche
suo, così come di tutti gli altri atleti che hanno preso parte a questo mondiale. È il risultato del lavoro e degli allenamenti che ogni giorno ci impegnano insieme, spalla a spalla. La dedica è a loro e alla mia famiglia, che ha dovuto fare le ore piccole per vedermi». La famiglia è stata decisiva per Vito. Il salentino si è infatti avvicinato al taekwondo grazie al padre, appassionato di arti marziali. È cresciuto nella palestra New Marzial di Mesagne, in provincia di Brindisi, alla corte di Roberto Baglivo, già maestro di Carlo Molfetta, l’altro campione olimpico della storia del taekwondo italiano (Londra 2012). È stato proprio il trionfo londinese di Molfetta l’ispirazione per l’allora dodicenne Dell’Aquila: «Se il mio concittadino è riuscito a vincere l’oro olimpico, allora posso farcela anche io».
I COMPLIMENTI DEL PRESIDENTE DEL CONI MALAGÒ: «ALLE IMPRESE CI HAI ABITUATO, EMOZIONI INDESCRIVIBILI»
EMOZIONI Adesso Vito medita il bis a Parigi 2024, dove l’Italia del taekwondo vorrà ancora stupire. «Alle imprese ci hai abituato ma le emozioni sono sempre indescrivibili», così su Twitter il presidente del Coni, Giovanni Malagò, che si è congratulato pure con il dt Claudio Nolano e il suo staff e con la Federazione guidata da Angelo Cito che possono esultare per un altro trionfo dopo quello olimpico. «Sono state emozioni grandissime entrambe – racconta Vito, che una volta terminata l’avventura sul quadrato sogna di diventare giornalista – ma l’emozione che ho provato domenica nel vincere il Mondiale è stata forse più grande di quella di Tokyo». Ma qual è il segreto del successo di Dell’Aquila? Rivela il pugliese: «Penso di essere tatticamente molto intelligente, studio bene gli avversari e capisco quali tecniche adottare. Noi italiani ci alleniamo tanto, abbiamo un nutrizionista e curiamo tanto la preparazione fisica. Rispetto ad altre Nazioni siamo molto molto più professionali».
di Sergio Arcobelli – Il Messaggero di Roma