Mentre era in attesa della Tac all’ospedale Santo Spirito in Sassia, nei pressi del Vaticano, Gianluca Calò (nella foto) é riuscito a sfuggire alla sorveglianza degli agenti della Polizia penitenziaria. E’ accaduto ieri pomeriggio ed é ancora ricercato il 46enne detenuto mesagnese detenuto nel carcere di Regina Coeli in attesa di primo giudizio con l’accusa di rapina.
“Ora è primario riacciuffarlo, l’episodio è emblematico per comprendere i rischi derivanti dai facili ricoveri cosiddetti a vista nonché dal pericolo dell’utilizzo illecito dei cellulari nell’ambito penitenziario. Era davvero necessario visitarlo in ospedale?”, si chiede Maurizio Somma, segretario per il Lazio del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (SAPPE).
Per Donato Capece, segretario generale del SAPPE, “gli agenti che sono sotto organico, non retribuiti degnamente, con poca formazione e aggiornamento professionale, impiegati in servizi quotidiani ben oltre le 9 ore di servizio, con mezzi di trasporto dei detenuti spessissimo inidonei a circolare per le strade del Paese, fermi nelle officine perché non ci sono soldi per ripararli o con centinaia di migliaia di chilometri già percorsi”.