Il Comune di Mesagne sarebbe stato diffidato dalla Cooperativa Rinascita di Copertino dal consentire l’accesso agli atti e documenti prodotti dalla stessa alle forze politiche di minoranza perché contenenti dati sensibili dl progetto Sprar. Il Pd aveva ottenuto l’accesso agli atti e successivamente presentato una dettagliata ed articolata interrogazione sulla vicenda. Il Sindaco sembra che abbia disposto un’indagine interna su questo dossier e, allo stesso tempo, deciso di congelare la giunta in attesa dei risultati dell’approfondimento.
“Allo stato – scrivono la segreteria Pd e il gruppo consiliare – non sappiamo cosa intende fare l’Amministrazione comunale. Il Sindaco potrà anche subire “passivamente” la diffida intimatagli dal legale della cooperativa. Noi accettiamo la sfida e sin d’ora annunciamo pubblicamente che nelle prossime ore presenteremo al Sindaco, al Presidente del consiglio comunale (nella sua qualità di tutore dei diritti e delle prerogative dei consiglieri comunali) ed al segretario generale, una formale ulteriore richiesta di accesso per avere copia degli atti e documenti acquisti dal Comune di Mesagne successivamente alla data di risposta all’interrogazione del Sindaco”. Come dire che la “minaccia” di adire l’autorità giudiziaria anche con richieste risarcitorie dal parte della Cooperativa Rinascita non sortirà alcun effetto sui consiglieri del gruppo “PD-Io ci credo”.
Il Pd evidenzia sin d’ora che eventuali rifiuti alla ulteriore richiesta di accesso agli atti, da ritenersi per palesemente illegittimi, saranno oggetto di impugnazione in via giurisdizionale. E aggiunge: “La Cooperativa Rinascita se ritiene che siano stati lesi suoi diritti, si affretti ad adire all’autorità giudiziaria ed inoltrare alla stessa richieste risarcitorie nei confronti dei consiglieri di minoranza del Comune di Mesagne. Lo facciano subito per non essere preceduti da quest’ultimi. Sì, perché riteniamo che sia ormai giunto il tempo che questa vicenda, che presenta per noi inequivocabili profili di illegittimità , sia finalmente portata al vaglio della magistratura, in ogni sede, la quale potrà dire se e da chi siano state poste in essere violazioni di legge. Magari a quella stessa autorità giudiziaria potranno essere segnalati, e non abbiamo motivi di dubitare in proposito, elementi che hanno indotto i proprietari delle strutture di accoglienza prescelte a revocare la disponibilità delle stesse per paura di subire attentati”.
Il Pd si dice tranquillo. “Chiedere notizie ed atti riguardanti il ruolo di consiglieri di opposizione, evidenziare che per quel progetto erano state modificate le strutture di accoglienza senza neanche una parola di motivazione; che i canoni indicati sui preliminari di affitto recavano importi annui e poi invece si sono trasformati in canoni mensili; evidenziare che nessun sopralluogo tecnico era stato effettuato per dire se quelle stesse strutture erano effettivamente immediatamente fruibili, non ci pare che siano ingerenze illegittime e poste in violazione della privacy di qualcuno. Per quanto ci riguarda, ci siamo solo attenuti alle due leggi della storia di ciceroniana memoria. La prima è di non asserire il falso. La seconda che non si faccia il vero”.
Si tinge di giallo il progetto Sprar?
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