
Bruno Mitrugno
(di Bruno Mitrugno*) Quel 7 marzo del 1991, ero sulle panchine del porto di Brindisi, da qualche giorno si era diffusa la notizia che a Durazzo migliaia di persone erano pronte a salire sulle navi ormeggiate e partire per l’Italia, e cosi avvenne.
Insieme agli amici della Croce Rossa e alle poche forze dell’Ordine , cominciò l’accoglienza sulle banchine del porto dei gruppi di uomini, donne , bambini , prima 4 mila, poi mille, poi tremila arrivati sulle navi Lirya, Kallmi, Tirana, Apollonia e l’esodo di un popolo che cominciava. In tre giorni 27 mila persone vagavano per i corsi cittadini.
Pagine di grande umanità furono scritte in quei giorni del 1991, piccoli e grandi gesti, la gente apriva case, cucine, armadi per aiutare quei disperati, ricordo una vecchietta nel centro storico che fece provviste di uova che friggeva in continuazione e gli amici albanesi facevano la fila in quella stradina per mangiare a turno una frittatina.

Il Vescovo Settimio Todisco che incoraggiava tutti all’amore per il prossimo che in quei giorni diceva, aveva il volto del popolo albanese. Al secondo giorno dopo aver girato per la città toccando con mano la triste realta’, vedendo i luoghi dove si riparavano dal freddo e dalla pioggia, rientrato in Episcopio, telefonò al riluttante prefetto Barrel: se non si aprono le scuole all’accoglienza, io aprirò le chiese della città ai profughi. E l’accoglienza continuò , il Sindaco di Brindisi Marchionna assicurava i cittadini, attraverso le radio locali: non abbiate paura.
Si temevano saccheggi dei negozi di generi alimentari e emergenze sanitarie, non accadde nulla di tutto ciò, invece dei soldati che il Governo Nazionale non mandò, scesero in campo i giovani, le donne e gli uomini di Brindisi, persino i contrabbandieri in quei giorni interruppero “gli sbarchi di sigarette” per aiutare i profughi.

L’accoglienza vide protagonisti non solo i cittadini di Brindisi, tante le città del brindisino e del Salento che risposero alle richieste di aiuto e ospitarono interi nuclei familiari. A Mesagne Don Alberto Di Viggiano si impegnò fortemente nell’accoglienza presso la sua Parrocchia, la SS.Annunziata, in quei giorni avviò un servizio Mensa che durò molti anni. E’ importante fare memoria sempre, senza memoria non c’e futuro.
Ricordare l’accoglienza dei profughi albanesi del ’91 e degli anni successivi ci deve spingere a sostenere quella che continua a Lampedusa e in tutta la Sicilia, ci deve spingere a riflettere sul cimitero che è diventato il nostro Mar Mediterraneo. Ci deve spronare a riflettere su ciò che avviene oggi, in questo momento, nei campi profughi della vicina Bosnia dove si stanno scrivendo pagine di grande disumanità.