Nel primo elenco delle vittime pubblicato sul “Corriere della Sera” del 30 maggio 1985, il suo nome non c’era. Purtroppo, la speranza che fosse davvero così, durò solo qualche ora. Come una lancia perfidamente acuminata dalla scelleratezza di criminali hooligans, la mattina di quello stesso giovedì avemmo la drammatica conferma: per il fanatismo violento, la bestialità e la furia omicida di teppisti delinquenti in una serata colma di orrore, Alberto Guarini, insieme ad altri 38 spettatori, aveva lasciato la sua vita sugli spalti di quel maledetto stadio, fra le grida disperate del padre Bruno.
Avrebbe compiuto solo 21 anni di lì a qualche giorno ed assistere a quella partita era stato uno dei suoi sogni. E mentre ieri mattina guardavo il suo volto sorridente impresso su quel marmo, continuo a chiedermi come si possa morire in un tardo pomeriggio di primavera inoltrata, per una partita di calcio ancora non cominciata, per assistere ad una finale di coppa stravolta da un odio incomprensibile di selvaggi che nulla avevano a che fare con lo sport. 36 anni di dolore per la sua mamma Lucia e per il suo papà Bruno che, solo qualche anno fa, quando lo ha potuto riabbracciare nel mondo dei giusti, ha colmato il ricordo di quel pomeriggio, un ricordo straziante che lo ha tormentato fino all’ultimo dei suoi giorni per non essere riuscito a tirare fuori da quell’inferno il suo Alberto.
Avrebbe compiuto solo 21 anni di lì a qualche giorno ed assistere a quella partita era stato uno dei suoi sogni. E mentre ieri mattina guardavo il suo volto sorridente impresso su quel marmo, continuo a chiedermi come si possa morire in un tardo pomeriggio di primavera inoltrata, per una partita di calcio ancora non cominciata, per assistere ad una finale di coppa stravolta da un odio incomprensibile di selvaggi che nulla avevano a che fare con lo sport. 36 anni di dolore per la sua mamma Lucia e per il suo papà Bruno che, solo qualche anno fa, quando lo ha potuto riabbracciare nel mondo dei giusti, ha colmato il ricordo di quel pomeriggio, un ricordo straziante che lo ha tormentato fino all’ultimo dei suoi giorni per non essere riuscito a tirare fuori da quell’inferno il suo Alberto.
Per te, Alberto.
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