
FRANCAVILLA FONTANA – Dopo la condanna a un anno e quattro mesi per calunnia nei confronti di don Rocco Leo, parroco della chiesa dei Sette Dolori, Don Franco Galiano (nella foto), 70 anni, presidente della fondazione “Bartolo Longo”, si dichiara innocente e, pur rispettando il provvedimento del Tribunale di Brindisi del quale attende le motivazioni, afferma di essere da molto tempo oggetto di una ingiustificata persecuzione. Il sacerdote, difeso dall’avvocato Gianluca Schifone, si riferisce anche al recente sfratto della Comunità di recupero di Francavilla Fontana dai locali della via per Grottaglie, caso di cui si parlò diffusamente su queste colonne.
“Ringrazio il mio vescovo Monsignor Pisanello – fa sapere in una nota don Franco Galiano – per l’interessamento manifestato al fine di favorire una bonaria risoluzione della spiacevole vicenda giudiziaria che ha coinvolto me ed il parroco don Rocco Leo, il quale nel corso del tempo non ha inteso ritirare il suo esposto contro la mia persona, cosa che invece io ho ritenuto cristianamente di fare nei suoi confronti.
Dopo questo primo risvolto certamente importante della causa con il confratello don Rocco Leo, la via dell’accertamento della verità mi è obbligata e imposta dai gravi danni già inflitta in questi anni di persecuzione e terrorismo nei confronti della mia persona e soprattutto nei confronti della Fondazione che dirigo dalla sua nascita.
È risaputo e confermato dalle numerose vicende legali e giudiziarie che l’emarginazione e l’inibizione della mia persona e dell’Ente è il vero e macroscopico bersaglio ed obbiettivo di questa guerra infinita avviata subito dopo la morte del compianto Vescovo Monsignor Armando Franco. In merito alla sentenza in oggetto resto in attesa del deposito delle motivazioni al fine di comprendere le ragioni che hanno portato il magistrato a tale conclusione.
Di certo l’oggetto di causa ben specifico, ossia se io sapessi o meno dell’incarico ricevuto da don Rocco Leo dal vescovo Semeraro di appurare miei comportamenti nei confronti della dipendente, è stato chiaramente sconfessato dalle risultanze probatorie compresa quello dello stesso vescovo. Il dilagare dell’oggetto di causa non giustificato è la vera ragione che sottende e manifesta l’aggressione di don Leo.
Infatti risalendo alla testimonianza nell’ambito della causa di lavoro della dipendente in questione insieme al Vescovo Semeraro convocato per testimoniare sui fatti e sui rapporti lavorativi nel 2006, essi espressero tutt’altre ragioni che nulla avevano a che fare con i rapporti di lavoro e nel posto di lavoro ma approfittarono volutamente e pervicacemente dell’occasione premeditata per riferire dilungandosi su situazioni e ricordi confusionali affatto documentati e pregiudizialmente mirati e risalenti ad oltre quattro anni dalla stessa causa di lavoro.
E’ del tutto evidente, quindi, l’intreccio confusivo e fuorviante che, fin dal principio, ha legato quest’ultimo contenzioso alle precedenti cause di lavoro intessute dalla dipendente”.
“Tale intreccio – conclude don Galiano – è confermato sia dall’identità dei testimoni coinvolti – guarda caso sempre gli stessi – sia dalle dichiarazioni rese da questi ultimi, tutte artatamente riconducibili a situazioni, vicende e tempi diversi, che invero nulla avevano a che fare con questo procedimento intentatomi dal confratello don Leo, ma che piuttosto sono state offuscate da una serie di elementi collaterali attingendo a ricordi e riferimenti totalmente falsi e imprecisi”. Circa la riconsegna dei locali utilizzati dalla Comunità Pedagogica “Don Rosario Ribezzi” a seguito dello sfratto esecutivo, il Comune è tornato in possesso della struttura dell’ex Agrario di via Grottaglie.
Il Centro di accoglienza, che da oltre vent’anni operava sul territorio francavillese e regionale, si faceva carico delle problematiche sociali, contribuendo, con la sua presenza, ad occuparsi degli emarginati, dei tossicodipendenti e delle persone affette da gravi malattie psichiatriche. Don Franco Galiano interessato ed impegnato nella sua missione, più volte aveva tentato di ricercare una soluzione allo sfratto, programmando incontri che l’Amministrazione aveva disertato interrompendo bruscamente il dialogo tra il Comune e l’Ente.