Il primo, proposto dal deputato Aresta, coinvolge un aspetto fondamentale per chi fa impresa nel settore energetico in Italia: la garanzia fidejussoria nella concessione di impianti da fonti energetiche rinnovabili (FER). Una questione che ha messo a dura prova l’imprenditoria energetica italiana negli ultimi anni la quale, subendo una normativa fortemente frammentata da regione a regione, ha dovuto affrontare numerosi contenziosi che nei fatti hanno frenato la concretizzazione di investimenti di ammodernamento, anche radicale, degli impianti produttivi verso la Transizione Energetica. Fra gli investimenti vanificati da queste trappole burocratiche anche quelli che interessano direttamente la
Concordiamo con i due parlamentari che la mancata conversione di questi siti produttivi sarebbe nefasta da molti aspetti: per la produzione di energia nazionale, in una fase storica di forte tensione a causa della guerra in corso e della criticità nell’approvvigionamento energetico nazionale, per la futura mancata competitività ed attrattività dei due territori e soprattutto per la perdita di centinaia di posti di lavoro, molti dei quali maestranza altamente professionalizzate, con una forte ricaduta socio-economica e l’impossibilità di sostentamento per centinaia di famiglie. Questo a Brindisi assume le forme di un epocale dramma sociale se si considera anche l’indotto. Una evenienza che è necessario scongiurare con forza.
La Uiltec di Brindisi conferma la linea che ne ha sempre caratterizzato l’impegno in questi anni ed accoglie con favore le due iniziative parlamentari cosi come ogni altra occasione utile a scongiurare la desertificazione industriale del territorio soprattutto in settori, come quello energetico, dove la città ha dato, può e deve continuare a dare molto al Sistema Paese nel suo percorso di Transizione Energetica. Un cammino che può avere una unica strada: la valorizzazione di quanto esiste con nuovi investimenti green burocraticamente più snelli.