
Vito Sussa
(di Gianmarco Di Napoli) Giuseppina Fumarola andava a lavorare e ogni santa mattina aveva il terrore di ritrovarselo davanti: lui abitava in via Alessandro Volta, lei entrava di corsa nella sartoria di via Galileo Galilei, a 50 metri di distanza. Il tempo di parcheggiare l’auto e correre dentro, al sicuro. Ma questa mattina non ha fatto in tempo. Ha chiuso lo sportello e se l’è trovato davanti, le ha sbarrato la strada: Vito Sussa non ha detto una parola, ha imbracciato uno dei suoi tre fucili da caccia e le ha sparato due volte da distanza ravvicinata. Giuseppina, che aveva 47 anni, è morta un istante dopo, colpita all’addome. Lui, assassino e vigliacco, forse aveva preparato tutto, persino la sua vile dipartita: è scappato nel garage della sua casa, si è stretto intorno al collo una corda e si è impiccato. Era già morto quando i carabinieri hanno fatto irruzione, armi alla mano. Quando ancora intorno al corpo di Giuseppina i sanitari del 118 tentavano disperatamente di rianimarla e le colleghe piangevano, sotto choc, attirate fuori da quegli spari e avendo visto l’assassino fuggire.