L’altro ieri siamo stati a Napoli, nell’inferno di Scampia, dove ci sono ancora tre “vele” salvate dalle ruspe perché nessuno dimentichi. Un inferno, dove si respira solo povertà. Le baracche ci hanno fatto sussultare facendoci svegliare dal torpore quotidiano e dalla partita di volley del Mesagne che dovevamo seguire. Quando arriviamo ci sono venuti incontro alcuni giovani che si impegnano nello sport e in politica. Giovani che, dopo aver messo i piedi nel fango dei container dei rifiuti disseminati a tutti gli angoli, hanno lavorato per strappare all’inferno della droga e della prostituzione una spazio nel quale hanno piantato il fiore del riscatto: Melissa. Qui vive ancora gente, tanta gente, schiavizzata dalla povertà, dalla mancanza di lavoro, gente che vive ai bordi dei ghetti, ai bordi di casette costruite con mattoni sgangherati. Gente uguale a noi, persone in tutto e per tutto umane. Quel giardino dentro cui sventola uno striscione con la foto di Melissa, rappresenta la voglia di riscatto di questa nostra amara terra.
Il giardino di Melissa
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