(di Luca De Benedittis) Il politologo ebreo Norman Finkelstein, figlio di sopravvissuti ad Auschwitz e Majdanek, e il giornalista israeliano Gideon Levy, firma di punta del quotidiano Haaretz, hanno commentato l’attacco di Hamas del 7 ottobre chiedendosi se… dopo 57 anni di espansione coloniale, di demolizioni di case ed espropri di terreni, di check-point in tutti i posti e coprifuochi a tutte le ore, di incarcerazioni senza accuse, di omicidi extragiudiziali, di furti di acqua e distruzione di raccolti, di profanazioni di luoghi di culto, di attacchi contro i contadini e contro i pescherecci… se dopo aver internato e imprigionato cinque milioni di persone, costringendo la gioventù di Gaza a marcire 16 anni in un campo di concentramento e quella in Cisgiordania a soccombere alla violenza di coloni e soldati… se dopo aver ammazzato, dal 2008, più di 6.500 persone, 360 delle quali solo quest’anno, e avergli spazzato via ogni speranza di una vita degna di questo nome… gli israeliani potessero davvero stupirsi che i palestinesi gli si rivoltassero contro con tanta ferocia. Evidentemente, NO!
E neppure il governo più ultranazionalista e reazionario della storia di Israele lo era… ANZI, ha molestato a lungo la sua preda, lasciando che lo aggredisse e poi LO HA URLATO AL MONDO, invocando il solito “diritto a difendersi”, ovvero a ridurla a brandelli.
Ha, così, preso il via il penultimo atto di quella che lo storico israeliano Ilan Pappe definisce la “pulizia etnica della Palestina”: lo svuotamento di Gaza e la deportazione dei suoi 2.2 milioni di abitanti in Egitto.
In un mese di bombardamenti a tappeto, con gli Stati Uniti e l’Unione Europea a guardare dalla finestra, “L’UNICA DEMOCRAZIA DEL MEDIO ORIENTE”, quella con “L’ESERCITO PIÙ MORALE DEL MONDO”, ha rovesciato sulla popolazione palestinese 18.000 tonnellate di esplosivo e fatto a pezzi 10.000 persone, 4.000 – quattromila – delle quali bambini, 70 funzionari dell’ONU e 31 giornalisti, sparando perfino sulle ambulanze della Croce Rossa. Ha demolito 32.000 edifici, danneggiandone altri 200.000, colpendo 12 ospedali e 230 scuole, e costretto alla fuga 1 milione e mezzo di civili.
Assistendo sconcertati al servilismo che l’intera Comunità Internazionale mostra verso una Potenza occupante che, ancora una volta, si fa scudo dell’Olocausto per sterminare una popolazione sotto assedio; di fronte a uno Stato coloniale che brandisce un testo sacro come titolo di proprietà; che accusa di antisemitismo chi contesta le sue pratiche razziste e omicide; che da 76 anni offende e denigra quella Organizzazione delle Nazioni Unite che lo volle creare; che rivendica diritti senza adempiere a doveri.
Di fronte all’unico caso nella storia in cui la violenza di chi opprime ha più legittimità della resistenza di chi è oppresso e in cui alla popolazione occupata si chiede di “garantire” la sicurezza dell’occupante.
Di fronte a un Primo ministro folle e terrorista, di nome BENJAMIN NETANYAHU, che pur di passare alla storia come il redentore della Grande Israele, dal fiume Giordano al Mediterraneo, ha lasciato che suoi connazionali versassero sangue per giustificare il genocidio della popolazione palestinese…
Facciamo appello
A TUTTE le anime della società civile pugliese, alle realtà associative, ai movimenti per i diritti civili e umani, alle organizzazioni cattoliche, laiche e di qualsiasi fede, ai collettivi studenteschi, alle famiglie e ai singoli cittadini, a chi crede nella PACE e considera la GIUSTIZIA il suo pilastro imprescindibile… a rispondere alla chiamata della comunità palestinese di Puglia e a unirsi al CORTEO che sfilerà a Bari, Sabato 11 Novembre, con partenza alle ore 16.30 da Piazza Diaz e arrivo davanti al Consolato di Israele
per
denunciare l’insopportabile omertà delle nostre istituzioni di fronte a un massacro che nessuno osa condannare e tantomeno fermare, ed esigere il loro intervento;
chiedere l’immediata sospensione delle relazioni diplomatiche tra la regione Puglia e lo Stato di Israele, subordinando il loro ripristino all’adempimento dei suoi obblighi di “potenza occupante”, come prescrive il diritto internazionale in decine di trattati e risoluzioni ONU;
chiedere il congelamento degli accordi di partenariato Puglia–Israele nei settori aerospaziale-militare e universitario;
chiedere la rescissione dei contratti che Acquedotto Pugliese S.p.A. e Autorità Idrica Pugliese hanno in essere con aziende israeliane specializzate in tecnologie idrauliche di “sottrazione e deviazione dell’acqua”, sviluppate sulla pelle dei palestinesi e acquistate dalle nostre società.
E, più di ogni cosa, per manifestare la nostra vicinanza e solidarietà a un popolo che resiste con coraggio a un progetto coloniale e a un’ideologia nazionalista vecchi di un secolo, ma che da solo non potrà mai liberarsene.
Si parla da anni del “valore” della MEMORIA, dell’importanza di tenere viva la MEMORIA, di tramandare la MEMORIA, affinché il PASSATO NON SI RIPETA MAI PIÙ. Ma il passato è già tornato e ritornato, senza che ce ne accorgessimo. E oggi è di nuovo PRESENTE, sotto i nostri occhi.
Come avvenne per i sudafricani che lottavano contro l’Apartheid, solo una forte mobilitazione internazionale potrà salvare il popolo di Palestina dalla totale sopraffazione. Non possiamo più restare fermi.
Sabato 11 novembre, TUTTI IN PIAZZA, con slogan e striscioni, senza simboli di partito… MA TANTE BANDIERE PALESTINESI