Alessandro Antonucci, scomparso a 56 anni, era figlio dell’ortopedico Memmo Antonucci, è ricordato dagli amici del Caffè degli artisti di via San Tomaso come «un burbero dal cuore d’oro, generoso e capace di creare comunità». È morto nella notte tra lunedì e martedì 3 dicembre a causa di una malattia diagnosticata solo lo scorso maggio. La moglie Federica racconta: «Dopo l’operazione non ci aspettavamo una prognosi così severa; però, fino all’ultimo, è stato bene e ha potuto vedere i suoi amici, con il declino che è avvenuto solo negli ultimi giorni». Originario di Mesagne, Alessandro viveva a Bergamo da circa trent’anni, dove lavorava per la Dhl all’hub di Orio al Serio.
Il suo vero sogno era di essere barista. Iniziò a lavorare al bar P41, dove la collaborazione divenne la sua professione. Poi, al Caffè degli artisti, lo gestì per due anni fino a novembre 2019. Jessica, sua ex collaboratrice e ora titolare di un bar vicino all’Accademia Carrara, ricorda: «Ci mancherà molto: era davvero una brava persona». Dopo il Cda, ha gestito il Doma Cafè di via San Colombano e successivamente il bar del centro sportivo di Ranica. Oltre a Federica, lascia i figli Teseo e Orlando, la sorella Lucia a Lovere ed il fratello Luigi ad Arezzo.
Alessandro era noto per la sua voce unica e il suo umorismo, ma soprattutto per la sua generosità e per la capacità di unire persone di ogni tipo nei bar che gestiva. Gli amici lo descrivono come qualcuno che entrava nel cuore della gente, creando un’atmosfera di condivisione tra professionisti, studenti, artisti e operai. In un’epoca di bar sempre più uniformi, Bergamo sentirà la mancanza del suo modo autentico di costruire comunità, piena di affetto e sincerità. La salma di Alessandro sarà esposta alla Casa del commiato di via San Bernardino il 4 e 5 dicembre.
I funerali si svolgeranno venerdì 6 dicembre alle 10 nella parrocchiale di Longuelo.
Addio ad Ale, il barista dal cuore d’oro
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