Il 15 dicembre scorso, i Cicloamici FIAB di Mesagne hanno intrapreso un’escursione lungo il Limitone dei Greci. Dopo la visita alla Chiesa di San Pietro a Crepacore, un autentico gioiello, si sono portati alle Terme Romane di Malvindi. Quello che doveva essere un momento di celebrazione del patrimonio culturale locale si è trasformato in un grido di dolore per il degrado in cui versa un sito archeologico di inestimabile valore, tragicamente abbandonato dalle istituzioni.
Le Terme Romane, ricadenti in proprietà privata, sono sotto la tutela della Soprintendenza Archeologica e del Comune di Mesagne. Tuttavia, queste istituzioni hanno disatteso le legittime aspettative della comunità, che da anni chiede interventi concreti per la salvaguardia e la valorizzazione di questo patrimonio. È inaccettabile che un sito così importante, capace di attrarre turisti e valorizzare l’identità culturale locale, sia ridotto a un triste “relitto del passato”.
Con un’opportuna opera di recupero e valorizzazione, le Terme Romane, insieme a Crepacore, San Miserino e Madonna dell’Alto, rappresenterebbero un avvincente itinerario per appassionati di cicloturismo e archeologia. Sarebbe opportuno che il Comune di Mesagne, collaborando con Torre, San Pancrazio, San Donaci e Cellino, promuovesse questo itinerario, anche allacciandolo a quello della Via Appia.
Nel 2011, il comitato civico Terra di Mesagne, attraverso il portavoce Mimmo Stella, insieme ai Cicloamici, all’associazione Terra Rossa e al Gruppo archeologico di Terra d’Otranto, organizzò il “Malvindi Day”, un’iniziativa pensata per coinvolgere attivamente la cittadinanza e richiamare l’attenzione dell’amministrazione allora guidata da Franco Scoditti.
Le Terme Romane sono diventate uno strumento di propaganda elettorale, utilizzate da amministrazioni di ogni colore politico, senza che nessuna avesse il coraggio di affrontare seriamente la questione. Oggi, il degrado delle terme rappresenta un fallimento collettivo, un triste simbolo di come le parole di impegno e le promesse di recupero si siano trasformate in abbandono inaccettabile.
In assenza di un serio progetto di valorizzazione, i Cicloamici chiedono alla Soprintendenza di considerare l’interramento degli scavi come unica soluzione per preservare le rovine. La conclusione dell’escursione al tempietto paleocristiano di San Miserino è stata un ulteriore richiamo alla storia e alla cultura che queste terre custodiscono.
I mesagnesi meritano di vedere realizzate le promesse di chi si era dichiarato custode del loro passato. È tempo di passare dalle parole ai fatti, prima che le Terme Romane diventino solo un triste ricordo di un periodo glorioso, relegato all’oblio di una comunità che non merita di vedere il suo patrimonio ridotto in questo stato.
Le Terme Romane di Malvindi: un triste relitto del passato
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