
La crisi degli ulivi pugliesi, avviata nel 2013, è spesso associata alla Xylella Fastidiosa, ma recenti ricerche indicano che le cause del disseccamento sono più complesse e multifattoriali. Questo è emerso durante un convegno tenutosi a San Michele Salentino, organizzato dall’associazione civica Menamè.
I relatori, tra cui la biologa e fitopatologa Margherita D’Amico e l’agrologa Emanuela Sardella, hanno chiarito che solo l’1,8% delle piante morenti risulta positiva alla Xylella, suggerendo che il batterio non può essere considerato la causa principale della crisi. Al contrario, la malattia CODIRO, che rappresenta il Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo, è influenzata da diversi fattori, tra cui l’alterazione del suolo e il cambiamento climatico.
Uno degli aspetti più allarmanti emersi è la proliferazione di funghi patogeni, come il Neofusicoccum, che si è dimostrato molto più efficace nel provocare il disseccamento degli ulivi rispetto alla Xylella. Questi funghi sono resistenti alle condizioni atmosferiche e possono diffondersi facilmente grazie al vento, un elemento costante nella regione. Altri funghi, come il Diplodia e il Phytophthora, contribuiscono ulteriormente al problema, evidenziando la necessità di interventi mirati per contrastare queste minacce.
Il cambiamento climatico sta anche giocando un ruolo cruciale, con inverni sempre più miti e scarse precipitazioni che portano alla compattazione del suolo. Questo fenomeno rende difficile l’assorbimento dell’acqua, che tende a formare acquitrini, danneggiando ulteriormente le radici degli ulivi. Inoltre, l’eccessivo sfruttamento dei pozzi artesiani ha portato all’intrusione di acqua salata nelle falde, aggravando la situazione.
Le pratiche agricole inadeguate, come potature errate e l’uso indiscriminato di pesticidi, stanno ulteriormente deteriorando la salute degli ulivi. La potatura, in particolare, deve essere effettuata con attenzione per evitare di danneggiare la corteccia e facilitare l’ingresso di funghi. L’uso di fertilizzanti chimici ha anche impoverito lo strato organico del suolo, compromettendo la salute a lungo termine delle piante.
Nonostante le sfide, la Puglia continua a rappresentare il 50% della produzione nazionale di olio d’oliva. Tuttavia, le politiche agricole europee, che impongono restrizioni severe, stanno limitando il potenziale del settore. Questo ha portato a una produzione ridotta e a una perdita di posti di lavoro, quando invece l’agricoltura potrebbe rappresentare una risorsa fondamentale per l’economia locale.
E’ fondamentale rivedere le pratiche agricole e investire nella formazione degli agricoltori. Solo attraverso un approccio integrato, che consideri tutti i fattori coinvolti, la regione potrà affrontare efficacemente la crisi e preservare il suo patrimonio olivicolo, evitando un destino di desertificazione che potrebbe compromettere sia l’economia che l’attrattiva turistica della Puglia.
CODIRO, funghi e pratiche agricole: i veri responsabili del disseccamento degli ulivi in Puglia
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