E’ una scommessa che potrà avere successo solo se la città risponderà. Ieri ha risposto. E’ un primo passo. Ma la strada è lunga, lunghissima. Ieri all’auditorium del castello il candidato sindaco Pompeo Molfetta ha presentato il suo progetto di Sindaco di Mesagne. “Un progetto di discontinuità con il passato, un progetto di cambiamento”. Il suo cuore quando, assieme alla moglie, è arrivato al castello, batteva a mille. Sentiva su di sé un peso inusuale, al quale forse non è abituato. Su di lui ieri sono stati accesi i riflettori dell’attenzione di tutta Mesagne. Perché c’era tanta, molta gente. Lui, piccolino, abituato a girare in città a piedi o con la bici, aveva gli occhi impressionati, attoniti. Tanta gente, forse troppa. Ma, si sa, in politica il troppo non è mai molto. Anzi spesso è insufficiente.

Ieri abbiamo visto un Pompeo diverso. In un istante abbiamo ripercorso il suo passato. Nelle interviste, prima di entrare nell’arena, un collega gli ha chiesto che tipo di convention era quella che era stata meticolosamente preparata: politica, elettorale o stile Landini. Macché politica. Del resto è stato più volte spiegato dai diretti interessati. “Nessuno cancellerà le proprie radici”. Quindi una coalizione elettorale. E si perché di Landini ieri all’auditorium non c’era proprio nulla. Quella è morta e sepolta. Nelle manifestazioni di Landini c’è un mare di bandiere rosse. Lì le bandiere non c’erano. Di nessun colore. Fanno parte del passato. Ma non c’erano neppure i soliti volti, quelli che in tanti anni abbiamo sempre visto al fianco di Pompeo. Cosimo Scalera, per esempio, lo abbiamo intravisto, ma poi è sparito tra una ubriacante marea di gente. Solo qualche consigliere comunale (di riporto). Eppure sul palco erano in tanti. Non tutti, in verità. E non perché non ci fosse spazio. Non c’era nessuna faccia di quelle che qualche anno addietro vedevamo nelle riunioni settimanali di via Eugenio Santacesaria. Riaperto il nostro ricco archivio, abbiamo rivisto quelle foto. Abbiamo rivisto il passato di Pompeo. Quelle assenze per Pompeo sono state un altro tonfo al cuore. E il suo volto non ha nascosto qualche disagio. Ci siamo chiesti se quello di ieri era il suo habitat naturale.
Ma giriamo pagina. Ieri nell’auditorium c’era la città con la quale Pompeo vuole darsi una mano per cambiarla. Quella città che non hanno saputo ascoltare ed interpretare i partiti, quella città che è stata lasciata sola, in balia di se stessa, alla deriva. Sta qui il nuovo progetto di Pompeo Molfetta e di Tony Matarrelli. Riprendersi la città, riaprire un confronto, un dialogo. Chi può dargli torto? Una città con i suoi mille problemi, quelle famiglie che non riescono più ad andare avanti, i giovani senza speranza. E’ un delitto ascoltarla e tentare di aprire una nuova stagione?
Tutti sperano in un nuovo segnale. In una svolta. Quanta gente, quanto orgoglio. Ma ahimè, anche tanta preoccupazione. Noi che ne abbiamo viste tante, troppe purtroppo, lo stesso entusiasmo lo toccammo con mano in occasione della discesa in campo di Incalza. Poi, però, sappiamo come poi finì. Pompeo tocchi ferro.
Questa è un’altra cosa. Cosa è? Oggi un cartello elettorale. Per governare una città c’è bisogno di una coalizione politica. Lo sforzo di Pompeo e Tony sarà quello di trasformare un cartello elettorale in politico, perché non accada più quanto accaduto in passato. “Dopo solo 15 giorni dalle elezioni del governo Scoditti i partiti della coalizione non si parlavano più”. L’auspicio che Molfetta ci riesca, che superi il disagio provato ieri. Per Mesagne.
Pompeo Molfetta ha presentato il suo progetto di città
Post precedente
Questo ci vuole prendere in giro.Tutti insieme appassionatamente, con chi si è combattuto, per prendere il posto di quelli che oggi vogliono far fuori ma che stanno ancora seduti con loro al comune. E quello di Forza Italia che dice che stanno insieme, ok, si dividono le poltrone, ma ognuno delle sue idee e “nemici” come sempre, quindi. Bu. Chi li capisce e ha il coraggio di votarli è bravo.