
Gianmarco Dinapoli
(di Gianmarco Dinapoli) Sorrido quando leggo, ogni volta che avvengono episodi di cronaca nera o blitz antimafia a Mesagne, il commento di chi si affretta a evidenziare che allora non è vero che i tempi sono cambiati e che la mafia è ancora di casa qui. Un vero e proprio partito (speriamo non strumentale, ma mosso dalla buona fede), costituito proprio da mesagnesi: il partito del “ve l’avevo detto io”.
Negli ultimi anni Mesagne è stata celebrata a livello nazionale per il vero e proprio miracolo che tutti insieme — istituzioni, forze dell’ordine e cittadini — hanno compiuto per allontanare le ombre della Sacra Corona Unita, che QUI è stata fondata, QUI aveva il suo quartier generale, QUI aveva trasformato la città, il centro storico e la villa comunale in zone impraticabili e pericolose, soprattutto nelle ore notturne.
Ciò che è stato fatto negli ultimi trent’anni non è stato cancellare completamente la criminalità organizzata e quella comune — impresa impossibile in qualsiasi parte del mondo — ma ridimensionarla: da fenomeno nazionale con addentellati internazionali a fenomeno locale.
È ovvio: nessuno ha mai avuto l’ambizione di azzerare la criminalità. Sarebbe un’utopia.
Mesagne non è più la Corleone di Puglia, e questo i pedanti detrattori della loro stessa comunità dovrebbero prenderne atto. Per raggiungere questo obiettivo, due generazioni di poliziotti, carabinieri e magistrati hanno combattuto mettendo in gioco la propria vita. E chi oggi ha preso il loro posto lotta nel nome degli stessi principi, con l’obiettivo di rendere la città sempre più tranquilla e vivibile.
Le operazioni di carabinieri e polizia — l’ultima è di pochi giorni fa — confermano sì che la criminalità non ha mai smesso di operare e che chi nasce boss spesso resta tale fino alla morte, ma dimostrano anche che l’attenzione delle forze dell’ordine è costante, pronta a intervenire su ogni rigurgito, su ogni tentativo di rialzare la testa oltre la soglia.
La Sacra Corona non è più di casa a Mesagne. Per chi è rimasto tentando di vivacchiare sfruttandone il vecchio brand, ci sono poliziotti e carabinieri pronti a ributtarlo in galera.
“Mesagne non è più la Corleone di Puglia” frase ad effetto. Bisognerebbe chiedersi Corleone in Sicilia è ancora quella degli anni Ottanta, o Novanta? La società cambia perchè riflette il proprio tempo e ritenere che un fenomeno sociale come quello mafioso sia avulso dal passare del tempo è soffrire di miopia. In una società che si apre all’AI, che ha visto la moneta virtuale prendere lo spazio di quella fisica, si può pensare che un fenomeno sociale non si evolva, non segua gli sviluppi del proprio tempo? Si può credere che cerimoniali, santini possano farsi strada nei nostri tempi, quando… Leggi di più »