(di Giovanni Galeone) Tu non conosci il sud, le case di calce/ da cui uscivamo al sole come numeri/dalla faccia d’un dado. Pochi, lampeggianti versi per delineare uno spaccato meridionale vertiginoso, sono quelli che aprono “La luna dei Borboni”, la più nota raccolta di poesie di Vittorio Bodini, poeta leccese di respiro internazionale, che dopo un’ingiusta dimenticanza, è ritornato all’attenzione della critica letteraria e della sua patria d’origine. Lo scorso anno è stato celebrato il centenario bodiniano della nascita con numerose iniziative culturali, culminate nei convegni di studio di Lecce e Bari dello scorso dicembre.
Anche a Mesagne, un gruppo di appassionati della poesia, l’associazione culturale “Unozeruno”, ha voluto organizzare una serata dedicata all’opera di Vittorio Bodini, “un poeta condannato al coraggio”, che vedrà la partecipazione dei prof.ri Lucio Antonio Giannone e Simone Giorgino, dell’Università di Lecce; essa si svolgerà domenica 19 aprile alle ore 18.30 presso il Frantoio ipogeo di Piazza IV Novembre.
Vittorio Bodini, è stato un poeta, scrittore, saggista, traduttore (sua la prima e ineguagliata traduzione del Don Chisciotte di Cervantes), ispanista che ha attraversato in maniera originale e autonoma le tendenze letterarie che hanno caratterizzato i decenni centrali del secolo scorso, sino alla sua morte prematura avvenuta nel ’70. La sua produzione letteraria ha visto 4 raccolte di poesie di cui una postuma, un bel romanzo incompiuto “Il fiore dell’amicizia”, da poco edito dalla casa editrice Besa di Nardò, diversi racconti, la creazione di varie riviste letterarie, egli ha inoltre stabilito una serie di fertili rapporti con altri prestigiosi letterati e non solo italiani, Leonardo Sciascia, Luciano Erba, Giorgio Caproni, Rafael Alberti, Italo Calvino che in lui riponevano stima e considerazione e con diversi dei quali ha dato vita a stimolanti carteggi.
Bodini è un poeta di radicale sensibilità, supremo cantore di un sud mitico e ancestrale; la sua è una poetica proveniente da una spasmodica e sentita ricerca che si risolve in una personalissima sperimentazione che racchiude le mille sfaccettature e contraddizioni del vivere. Nelle sue poesie si colgono gli affanni di un uomo che, condizionato dal senso di precarietà che lo accompagna, accetta con coraggio la sfida anticonformista, iniziando a scavare nelle origini, nei miti, nelle tradizioni ancestrali del suo sud “Qui c’erano accademie/e monaci sapientissimi:/o città gloriose/di sporcizia e abbandono!” , e individua nel senso del ritorno e dell’appartenenza un’ancora che trattiene, contro la paura del tempo perduto. Le sue poesie sono ricche di immagini e suggestioni “Vorrei essere fieno sul finire del giorno/portato alla deriva/fra campi di tabacco e ulivi, su un carro/che arriva in un paese dopo il tramonto/in un’aria di gomma scura”, i suoi versi evocano i suoni, i colori, gli odori, i dolori, le lune di un Salento odiato e amato: “Qui non vorrei morire dove vivere/mi tocca, mio paese/così sgradito da doverti amare”. Il suo però non è uno sguardo campanilistico, la sua visione mette insieme il Sud e l’Europa, “Il Sud ci fu padre e nostra madre l’Europa”, dice in un verso, egli è capace di coniugare la meridianità con il mondo, nella sua poesia l’immaginario periferico costituisce un serbatoio identitario ricco di spunti letterari e antropologici, un modo di interpretare la vita dal sud della storia, un’operazione tutt’altro che facile e poco redditizia per la fortuna di un poeta. L’itinerario della poesia bodiniana parte dalla civiltà contadina con le raccolte “La luna dei Borboni” e Dopo la luna”, prosegue con “Metamor”, diario della crisi esistenziale dell’uomo novecentesco negli anni del boom, e si conclude con “La civiltà industriale o poesie ovali” e in questo percorso dimostra di essere legato alla concretezza dell’esistere, raccogliendo dalle situazioni contingenti il dato da tradurre simbolicamente nel verso.
Nel corso della serata saranno lette anche alcune poesie del poeta.