Chi legge con attenzione il documento partorito (con difficoltà) dalle forze progressiste mesagnesi arriva ad una conclusione. I Civici hanno chiesto, oserei dire preteso, e ottenuto che il leader resta lui, Matarrelli. Che sia chiaro a tutti: a Mesagne, Bari e Roma. Il resto è noto a tutti. Hanno perso mesi per arrivare esattamente dove sarebbero potuti arrivare subito, ma con meno fratture, meno contraddizioni e meno danni. Si capisce anche, e questo lo sa bene anche Matarrelli, che il punto (politico) è semplice, ed è inutile girarci attorno: il contesto politico attorno a Toni Matarrelli, passato nel Pd ed eletto Presidente del Consiglio regionale della Puglia, è cambiato. Perché quando si entra in una dinamica di governo e in un partito, le regole cambiano. Le scelte non sono più solo individuali. Le libertà si riducono, aumentano le responsabilità e la necessità di coerenza con un sistema più ampio. Il punto di approdo è tutto qui. Si è arrivati esattamente dove, politicamente, era naturale che arrivasse. Il quadro istituzionale pesa. Matarrelli è presidente del Consiglio regionale ed è evidente che serve coerenza politica dentro la stessa alleanza di governo.