Quel 29 maggio 1985 da Mesagne partirono in sei ma tornarono solo in cinque. Alberto Guarini, che era partito assieme al padre Bruno, non tornò più. Il ricordo di Francesco
Galasso, impiegato comunale, allora 26enne, ha ancora vivo il ricordo di quella tragedia. Racconta. “Sullo stesso aereo oltre al Alberto e Bruno Guarini, salimmo io, Daniele Librato, Raffaele Rosato e Salvatore Pisani, tutti legati dalla comune passione per il calcio e in particolare per la Juventus”. Franco Galasso ieri sera ha rivisto in televisione quelle drammatiche immagini. “Che non ho mai dimenticato perché mi sono rimaste dentro scolpite a fuoco – dice abbassando lo sguardo -. Ho trascorso molte notti in bianco, non riuscivo a dormire, avevo gli incubi, rivedevo quei corpi che involontariamente calpestai per cercare una via di fuga”. Mentre Rosato, Alberto e Bruno Guarini avevano preso posto qualche gradino più sotto, Franco, Daniele e Salvatore restarono sulla parte più alta della gradinata. “E fu la nostra salvezza perché riuscimmo a saltare un muretto di 7 metri e ci mettemmo in salvo. Salvatore Pisani mi diede una mano e saltai senza scarpe che avevo perso quando, per mettermi in salvo, passai sui corpi di persone che erano state travolte dall’ondata dei tifosi inglesi. Mi si aggrappavano ai miei piedi, mi tolsero le scarpe ma, per fortuna, riusci a fuggire dall’altra parte della gradinata. Spinto dalla disperazione riuscì a saltare 7 metri e a mettermi in salvo”.
Franco Galasso solo da 3 mesi aveva aperto a Mesagne un club Juventus e la finale di Coppa dei Campioni era il suo primo viaggio fuori dall’Italia. “Rivedo ancora le strade attigue allo stadio seminate di sbranghe di ferro, di migliaia di bottiglie di birra rotte, vestiti sparsi, bandiere sporche di sangue. Immagini che, purtroppo, sono state troppo presto dimenticate: basta vedere cosa accade oggi negli stadi per capire che quelle 39 vite spezzate non sono state di monito per nessuno”

