Ci sono passioni che non finiscono mai. Restano lì, silenziose, custodite in un angolo dell’anima, mentre la vita corre, cambia direzione, impone scelte, responsabilità, rinunce. Sembrano dimenticate, ma non lo sono mai davvero. Aspettano soltanto il momento giusto per tornare a respirare.
È la storia di Emmanuele Carbotta, uomo di sport, di sacrificio e di cuore, che ha dimostrato come i sogni autentici non abbiano una data di scadenza.
Emmanuele si avvicina al taekwondo in giovane età, nella palestra del Maestro Roberto Baglivo. È lì che nasce il suo primo grande amore sportivo: il dobok, la disciplina, il rispetto, la fatica degli allenamenti, il desiderio di crescere passo dopo passo. Il taekwondo per lui non è soltanto uno sport, ma una scuola di vita, un linguaggio del corpo e dello spirito.
Poi, però, arriva la chiamata al servizio di leva obbligatorio. Un passaggio inevitabile per tanti ragazzi della sua generazione, ma anche una frattura nel suo cammino. Emmanuele è costretto a interrompere il suo percorso, lasciando in sospeso una promessa fatta prima di tutto a sé stesso: arrivare fino in fondo, conquistare la cintura nera.
La vita, intanto, lo conduce altrove. Arrivano il matrimonio, i figli da crescere, le responsabilità quotidiane. Arriva il lavoro, intenso e delicato, come infermiere professionale presso la casa circondariale di Taranto prima e di Brindisi poi. Un mestiere che richiede equilibrio, umanità, nervi saldi e grande senso del dovere. Le giornate si riempiono, il tempo si assottiglia, e quel sogno resta chiuso nel cassetto.
Ma Emmanuele non smette mai di essere uno sportivo. Dentro di lui pulsa ancora l’energia dell’atleta, il bisogno di mettersi alla prova, di correre, sudare, sentire il corpo vivo. Così trova nell’Atletica Mesagne una nuova strada per alimentare la sua passione sportiva. Da atleta amatore continua a coltivare disciplina e movimento, senza mai spegnere del tutto quella fiamma accesa tanti anni prima sul tatami.
Poi il tempo passa. Arrivano i nipotini, arriva la meritata pensione, arriva quella stagione della vita in cui si può finalmente ascoltare ciò che per anni è rimasto in silenzio. E in quel cassetto, Emmanuele ritrova il suo sogno: diventare cintura nera di taekwondo.
Dopo quasi 50 anni, decide di ricominciare. E lo fa nel modo più bello, più simbolico, più emozionante: torna proprio lì dove tutto era iniziato, nella palestra del Maestro Roberto Baglivo. Non cerca scorciatoie, non pretende riconoscimenti per il passato. Si rimette in gioco con umiltà, determinazione e coraggio. Torna ad allenarsi, a ripetere tecniche, a confrontarsi con i propri limiti, con il tempo trascorso, con un corpo diverso ma animato dalla stessa passione di un tempo.
E finalmente, a 67 anni, Emmanuele Carbotta sostiene l’esame e conquista l’agognata cintura nera.
Non è soltanto un grado. Non è soltanto una cintura da annodare alla vita. È il simbolo di una promessa mantenuta dopo mezzo secolo. È la vittoria della costanza sulla rinuncia, della passione sull’età, del cuore sul tempo. È la prova che non esistono sogni “troppo tardi”, quando dentro c’è ancora la forza di provarci.
La sua storia emoziona perché parla a tutti. A chi ha lasciato qualcosa in sospeso. A chi pensa che il tempo sia passato. A chi custodisce un desiderio ma non trova il coraggio di riaprirlo. Emmanuele insegna che si può sempre tornare sul proprio cammino, anche dopo una lunga deviazione. Che ciò che amiamo davvero non ci abbandona. Che il primo amore, se è autentico, resta inciso nella pelle e nell’anima.
Oggi quella cintura nera racconta una vita intera: il ragazzo che sognava sul tatami, l’uomo che ha lavorato e cresciuto una famiglia, lo sportivo che non si è mai arreso, il nonno che ha avuto il coraggio di ricominciare.
Perché il primo amore non si scorda mai. E quando torna, dopo 50 anni, può diventare ancora più bello.
Il primo amore non si scorda mai: Emmanuele Carbotta e quella cintura nera attesa una vita
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