Leggo in questi giorni che ombrelloni e lettini delle spiagge private sono rimasti chiusi. Sento in giro che a Mesagne il flusso turistico di quest’anno è meno della metà delle passate stagioni. Si dice che a Mesagne arrivino solo turisti stranieri, mentre non si vedono più in giro visitatori provenienti dai centri limitrofi.
A mio parere il problema é un altro: i salari sono rimasti fermi per 30 anni mentre tutto il resto cresceva: affitti, spesa, pane e in agosto é cresciuta anche l’ombra di un ombrellone.
A mio parere il problema é un altro: i salari sono rimasti fermi per 30 anni mentre tutto il resto cresceva: affitti, spesa, pane e in agosto é cresciuta anche l’ombra di un ombrellone.
I ricchi sono rimasti ricchi, protetti dalla loro stessa distanza dal mondo reale, capaci di pagare centomila euro per una settimana in una villa con piscina come fosse una mancia. E’ sufficiente leggere cosa accade nei resort di lusso della vicina Savelletri.
La classe media, invece, i pensionati, quelli che per anni hanno tenuto in piedi coste, alberghi e stabilimenti, sono scivolati silenziosamente tra i nuovi poveri, senza clamore, senza rivolta, come se fosse una sentenza già scritta. Non è la pigrizia a svuotare le nostre spiagge, i nostri ristoranti e i nostri centri storici.
Uno stipendio non basta più a coprire un ombrellone e due lettini, il conto di un bar che oggi pesa come un weekend intero, una semplice pizza. Questo é il teatro di una Italia in cui esistono affitti da centomila euro a settimana, mentre ci sono famiglie che rinunciano a portare i figli al mare.
Il potere d’acquisto della classe media é stato eroso senza fare rumore; non fa notizia, ma lascia dietro di sé un Paese desolato fatto di lettini vuoti, ristoranti e centri storici vuoti. È la fotografia esatta di un ceto medio che non è scomparso, ma è stato semplicemente retrocesso, senza appello, senza pietà, senza nemmeno il conforto di un titolo di giornale che ne racconti la caduta con la dignità che meriterebbe.