“Signori. Gli ingressi di un paese sono ordinariamente i luoghi dove il concorso di chi esce e di chi entra si osserva ove maggiormente; sicché a pranzo d’imbarazzi sogliono essere questi accessi larghi e dritti a seconda della popolazione ed affluenza. Se libere e grandiose sono i nostri ingressi della porta Grande e della porta nuova, stretto e impiccioso, e pieno di pericoli n’è quello della porta piccola, ove maggior concorso di popolazione si osserva in tute le ore del giorno, e specialmente nella sera. Non poche fiate siamo stati spettatori di luttuose scene in quel passaggio: spesso abbiamo veduto quivi ribaltare traini, scivolare bestie da soma, ed uomini, che traballando son caduti bocconi, correndo pericolo di essere schiacciati dal traino, o da altri animali transitanti per quei luoghi i quali alla strettezza aggiungono pure la ineguaglianza di livelli. .??? raccomanda la larghezza delle strade , che si ricongiungono con gl’ingressi d’un abitato qualunque, onde camminare senza impaccio, e senza voltate, è mestiere che la nostra porta piccola, a cui mette capo il largo esterno dei Celestini col prosieguo di altre ben larghe e lunghe strade si allarghi sufficientemente non solo affinché si tolga qualunque pericolo ai cittadini, che passano quell’ingresso, ma affinché pure l’aria tanto salutare vi penetri più facilmente nello interno del paese, e circoli per quei circostanti vicoli della porta piccola, la quale con questa modificazione si raddrizzerà in parte di prospetto alla strada ex Celestini, o Loreto.