I dubbi c’erano quando l’altro ieri sostenevamo che “nella vicenda ci sono molti i lati oscuri che potrebbero nascondere qualcosa di ancora più grande”. Sembrava davvero strano che potesse essere accaduto per un banale diverbio tra gestore della villetta, Antonio D’Errico, e i due calabresi che utilizzavano la villetta senza regolare contratto di affitto. Oggi il morto, D.S. di 44 anni, ha un nome e cognome: Dominique Scarfone, nativo di Rosarno e residente a Casalmagiore (RE), esponente della criminalità calabrese che gestisce il controllo dei videopoker in provincia di Modena. Sembra che sia stato proprio Scarfone in persona a incendiare la villetta dell’ex autotrasportatore mesagnese Maurizio Tanzarella che da alcuni anni risiede a Parma dove, peraltro, per un infortunio, è rimasto invalido. Scarfone assieme al giovane Gullace sarebbe partito appositamente dalla Calabria per incendiare la villetta. Per un atto di ripicca contro chi li voleva sfrattare? Gli inquirenti ci credono poco. Scarfone lavorava con le slot machine taroccate, come emerse lo scorso febbraio a seguito dell’indagine Clean Game della Guardia di Finanza di Lecce. Non solo. Nel 2008 era stato arrestato dalla Squadra Mobile di Modena che scoprì un giro d’usura di oltre 20 milioni di euro. L’uomo morto a Mesagne gestiva un giro di affari illeciti enorme. Era conosciuto con il soprannome di “Mimmo il calabrese”. Il complice Girolamo Gullace è ancora in stato di fermo per incendio doloso.
La criminalità calabrese dietro l’incendio della villetta
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