Sapevamo che non stava bene. Avevamo capito tutto. Ma, poiché non volevamo crederci, avevamo preferito non approfondire. Questa mattina “prima che sorgesse il sole”, come ha scritto un amico collega comune, Mario Gioia, nostro amico e collega, fotografo e giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, ci ha lasciati. Siamo senza parole. A Mario sono legati tanti, molti, troppi ricordi. Una lunga, difficile stagione vissuta assieme alla Gazzetta, quando insieme abbiamo seguito tutte le tristi vicende di questa città . Sempre primi, di notte e di giorno, sotto il sole e la pioggia. Di domenica e nelle grandi ricorrenze. Sempre primi, tante volte anticipando anche le forze dell’ordine.
Mario era un grande professionista, un mago della macchina fotografica. Questo è un mestiere bellissimo, ma anche spietato. Si cerca di arrivare sempre prima dell’altro. Spesso rischiamo di calpestare chiunque ti attraversi la strada, di oltraggiare il dolore, la disperazione. Mario, però, era sempre attento a non violare la sofferenza, a rispettare le dignità degli altri, a non invadere i sentimenti di chi si trovava a vivere un momento di angoscia. Lo faceva con grande umanità perché era una persona perbene.
Con il suo obbiettivo, in quasi 40 anni, è riuscito a raccontare la storia di questa città e di tutta la provincia, con bravura e sensibilità che solo chi è bravo sa trasmettere con uno scatto. Aveva legato la sua vita professionale alla Gazzetta per la quale con la macchina fotografica e l’immancabile pesante borsa a tracolla, è stato testimone di tutti gli avvenimenti più importanti di quasi mezzo secolo.
L’ultima volta che lo abbiamo sentito è stato quando lo avevamo chiamato per chiedergli alcune foto che ci mancavano per ricostruire la storia di Mesagne degli ultimi 30 anni. Lui, come sempre generoso e puntuale, ce le inviò immediatamente in alta risoluzione. Ci salutò, ci diede il solito amichevole “in bocca al lupo” per il nostro lavoro, si congratulò con noi. Ci salutammo. E’ stata l’ultima volta. Mario resterà per sempre con noi perché abbiamo la fortuna di avere, nel nostro archivio, numerose testimonianze del suo lavoro che terremo come reliquie.
Uomo di grande fede assieme alla signora Vittoria, qualche mese fa aveva accompagnato all’altare la figlia Giovanna, l’amore della sua vita. Non sapeva ancora di essere malato. Pensava al solito, maledetto, dolore di schiena che lo tormentava per via di quella pesantissima borsa a tracolla portata per una vita.
Ciao Mario. “Se ne vanno sempre i migliori”, si dice di solito. Il collega e amico Damiano Tasco che gli è stato al fianco fino all’ultimo, come e più di un fratello, ha detto che “Quello, lassù, sceglie Lui chi vuole al Suo fianco”. Se è davvero così, con Mario non poteva fare scelta migliore.
Ciao Mario
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Altra multa. Questa volta al ristoratore del Paiolo Magico
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