Caro Direttore,
ho profondamente riflettuto sull’articolo a firma di Maria De Guido, pubblicato sulla sua testata, a seguito dell’iniziativa “Tutti giù per terra”. Sorvolando la questione di aver citato me “il mostro” con tanto di nome e cognome, ho deciso di fare chiarezza anche perché sono stato insultato e deriso da “altissimi accademici della crusca” che imperversano nella nostra città apponendo una sorta di sigillo di “custodi della verità ” su tutte le questioni.
Mi sono chiesto: è mai possibile che io conosca tanta gente che è razzista al contrario? Io non sono cresciuto in un ambiente razzista, mi hanno insegnato a rispettare tutti e tutte le culture. Sostengo e difendo gli ultimi, collaboro con i volontari locali che operano in Africa. Aiuto come posso nel mio piccolo. Credo nelle pari opportunità quando c’è la volontà di integrarsi, di entrare in un sistema che piace e offre una seconda chance. Ma non credo in quelli che emigrano per colonizzare, per delinquere, per vandalizzare e sfruttare, isolandosi nella propria cultura. Bisogna dire le cose come stanno. Senza paura.
Il concetto di razzismo non può essere utilizzato dalla politica e dai politicizzati come arma contro chi si pone delle domande. E quindi, secondo loro, è razzista. Fatto sta che le cose hanno smesso di avere senso. Specificare la nazionalità di una persona coinvolta in un incidente o in un crimine è razzismo, non informazione. Riportare i dati sull’immigrazione è razzismo, non statistica.
Vuoi punire il black bloc che si scaglia contro le forze dell’ordine armato di estintore ? Sei razzista.
Pubblicare e porsi delle domande, come nel mio caso, una foto che ritrae alcuni immigrati che quotidianamente bivaccano al centro della villa comunale, è razzismo, non un richiamo al senso civico. E magari chiedere un intervento dell’ordine pubblico.
Come siamo arrivati a questo punto? Accogliamo immigrati indiscriminatamente, il buonsenso direbbe: venite, vi accogliamo volentieri, faremo ciò che possiamo per aiutarvi. E quando non è possibile ci si ferma un attimo a riflettere. Se non ho modo (soldi, spazio, risorse) per accoglierti, alla fine accolgo male ed è per questo motivo che gli immigrati vanno a finire agli angoli dei semafori, forzano ed occupano abusivamente le abitazioni in periferia, bivaccano in villa comunale e fanno i bisogni dove si trovano. Se la politica non crea gli strumenti per accogliere dignitosamente, giustamente i cittadini come me si esasperano e l’indignazione viene scambiata per razzismo.
In questo paese cerco di essere un cittadino attivo che partecipa e che segnala le storture. Maria de Guido, è stato un amministratore con delega alle Politiche Sociali? A lei vorrei chiedere quanti immigrati ha accolto in casa sua? Visto che vanno integrati, aiutati, invitati e facciamo i perbenisti.
Ma non lo faccio, altrimenti entriamo nel tunnel del razzismo, che è – ripeto, in caso il concetto vi fosse sfuggito – una brutta cosa.
Mi permetto invece di chiederle, da amministratore e cittadino mesagnese, che cosa ha fatto affinché la città potesse accogliere dignitosamente queste genti? Quali strumenti ha attivato? Quali sussidi economici ha previsto affinché non andassero ad elemosinare ai semafori? Oltre alle coperte d’indignazione stese a terra in villa comunale, quanti pasti ha fornito a queste genti? (Ma non con le parole ma con i fatti, io non ricordo nulla e se sbaglio che mi corregga, sono umano).
Se niente di tutto questo è stato fatto, allora non accusiamo di razzismo chi cerca a suo modo di contribuire alla crescita ed al miglioramento di Mesagne; piuttosto Maria De Guido si interroghi sulle cause che hanno portato all’indignazione di tanti internauti che sono intervenuti con un commento al mio post (ovvio non condivido maleducazione, offesa e violenza, ma se centinaia di persone hanno cliccato un “I like”sono tutti razzisti?).
Con affetto. Tony Mitrugno, libero cittadino mesagnese.
Ps Le invio una foto che è inserita sul mio profilo e non sulla mia pagina. Un saluto e abbraccio a tutti
Tony Mitrugno scrive a Maria De Guido
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