Dal 2003 Mesagne è Civitas Mariae. La proclamazione ha conferito ufficialità ad un sentimento sedimentatosi nei secoli che ha reso Mesagne una città mariana ben prima dell’avvento del nuovo millennio.
Gli appuntamenti liturgici vissuti in onore della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo a Mesagne sono due, pervasi da sentimenti molto diversi: la festa del 16 luglio e la data del 20 febbraio, quest’ultima a imperitura devozione per la Patrona che protesse la Città dal terribile terremoto del 20 febbraio 1743. Da Nardò fino a Taranto e Brindisi, l’onda d’urto provocò lutti e danni ingenti alle strutture abitative al punto da stravolgere i profili urbani delle città colpite. Il sisma colpì in forma molto più lieve Mesagne; qui morì un bambino le cui ossa per molti anni si vollero custodite nella base lignea di supporto che sorregge la Vergine del Carmelo. I racconti popolari aggiunsero altri particolari alla miracolosa intercessione della Madonna tramandando fino ai giorni nostri che – a causa della violenta scossa tellurica – la Chiesa Matrice si sarebbe congiunta con l’antistante torre dell’orologio per poi riacquistare la stabilità, senza che i due edifici subissero danni.
L’altro appuntamento è vissuto dalla città dal 15 al 17 luglio, la festa grande dell’anno. Tali giorni sono vissuti dal Terz’ Ordine Carmelitano con speciale impegno; la Madonna si veste con abiti dai dettagli non comuni che ricordano quelli di una dama spagnola. Già ai primi di luglio, il sacro simulacro lascia la nicchia per la novena ma gli abiti sono ancora quelli “di casa”. La mattina del 15 luglio la Madonna dismette gli indumenti ordinari, a porte chiuse e molto vigilate. Si veste “a festa”, con corpetto, sottogonne e sottane, fino al caratteristico vestito marrone, allo scapolare – dello stesso colore della terra del Carmelo – e ai nuovi monili donati dai fedeli. Dopo la vestizione, a mezzogiorno in punto, le porte della Basilica del Carmine si spalancano e la Vergine accoglie le speranze del suo popolo in due sacchetti di lino bianco posti sulla sua spalla, in quel rituale riscoperto come “ la preghiera sotto al manto”. Custodirà così paure e speranze della sua gente durante le solenni processioni per le vie della Città; alcune diventeranno preghiere dei fedeli durante le messe dell’anno. Nei tre giorni di festa l’intera cittadina si ferma; tutto, per credenti e non, diventa rimandabile a “toppu la Matonna”. Dalle mani del sindaco in carica, sulla storica cassarmonica posta in Piazza Porta Grande, si tiene la simbolica consegna delle chiavi della città alla Vergine Madre, in un momento di solennità che si accompagna con l’affido a Maria delle speranze e delle tribolazioni di una comunità. La sera del 15 luglio, la Chiesa Matrice resta aperta fino alla mezzanotte. Molti devoti prolungano la veglia fino all’alba, per “non lasciare sola la Madonna” che per l’occasione si presenta agli occhi dei fedeli come un autentico scrigno regale.

Foto di Nancy Motta
Una fiumana inonda la Chiesa Matrice anche il 16 luglio, quando si susseguono le celebrazioni eucaristiche. Fino alle messe ad ogni ora del giorno successivo che scandiscono anche questa nuova giornata dei mesagnesi con la Vergine. Nel pomeriggio del 17 luglio sono i Padri Carmelitani a recarsi in processione in Chiesa Madre per prelevare la sacra immagine, dopo la celebrazione della messa. Quando le campane iniziano a suonare a festa, la processione intraprende l’itinerario di ritorno della Madonna al Santuario del Carmine, snodando tra le vie dell’antica terra. Maria, col suo manto protettivo e amicale, rappresenta una religiosità che tiene vive – e insieme – il desiderio di immortalità dell’anima del singolo unito al collettivo
anelito di protezione. “La Madonna nostra” chiamano la Vergine del Carmelo i Mesagnesi, con un’espressione di confidenza che sembra voler marcare il sentimento di domestica familiarità che li lega alla Protettrice dal 1651