
La Corte d’Appello ha confermato a Massimo Pasimeni, alias Piccolo Dente, e a Carmine Campana, l’accusa di estorsione con metodo mafioso confermando, di fatto, la condanna emessa in primo grado dal Tribunale di Brindisi anche se con uno sconto di quattro mesi. Otto anni a Pasimeni e cinque anni a Campana, entrambi difesi dall’avv. Marcello Falcone. Quella operazione, denominata “Codice da Vinci” avvenne nelle prime ore del mattino del 25 febbraio 2010. Pasimeni aveva lasciato il carcere nel 2006 dove era finito per precedenti reati ma subito finì sotto la lente d’ingrandimento del commissariato di Mesagne. Pasimeni fu accusato dal nipote Giuseppe Panico il 27 ottobre 2009 quando confessò spontaneamente al pm Lino Giorgio Bruno di aver compiuto estorsioni assieme allo zio Massimo. Confidenze che furono confermate dalle intercettazioni ricavate da una microspia che gli investigatori mesagnesi avevano piazzato nell’auto di Carmine Campana. Dalle indagini emerse che Daniele De Cillis, gestore della rivendita della Cantina Due Palme di piazza Porta Grande, fu costretto a pagare 1300 per una fornitura, non richiesta, di un certo quantitativo di vino truffato ad una cantina di Latiano. Inoltre Panico confidò che le auto usate acquistate da Pasimeni dal rivenditore Donato Apruzzi di San Michele Salentino per un totale di 150 mila euro erano state pagate con assegni firmati ma scoperti da Vincenzo Antonio Campana. Nella foto Massimo Pasimeni.