
Il tribunale di Mesagne, giudice la dott.ssa Gabriella Del Mastro, ha dichiarato la responsabilità concorrente e solidale, del Comune di Mesagne, dell’Anas e della Provincia, nella causazione dell’alluvione verificatosi la sera del 26 novembre del 2003 e li ha condannati al pagamento in solido a favore dei cittadini che subirono ingenti danni. Dionisio Grassi, Patrizia Panico, Eugenio Agostinelli, Augusto Falcone, Cosimo Rosato, Giovanni Librato, Lidia Cosima Dadorante sono stati difesi dagli avvocati Stefano Morgese e Cosimo Rosato. L’avv. Domenico Pezzolla, invece, ha difeso Fulvio Di Giacomo.
Nel marzo 2007 il Pubblico Ministero che conduceva l’inchiesta chiese l’archiviazione dell’inchiesta che, il 24 ottobre 2007 fu respinta da Gip presso il tribunale di Brindisi, Alcide Maritati.
Il Giudice ha accolto la domanda di manleva presentata dal Comune di Mesagne che non dovrà pagare alcuna somma in quanto in quel periodo era assicurato con l’Assitalia che è stata condannata a rifondere al Comune le somme che dovrà pagare ai cittadini danneggiati dall’alluvione.
Per questa stessa vicenda pende un giudizio penale nei confronti di tutta la giunta guidata dall’allora sindaco Damiano Franco, di Giovanni Polito, legale responsabile del Consorzio di Bonifica dell’Arneo, di Michele Francese, responsabile dell’Anas, di Nicola Frugis, Presidente dell’Amministrazione provinciale e di tutti i progettisti ed ingegneri che diressero i lavori di adeguamento della condotta per le acque meteoriche situata sotto la strada provinciale per S. Vito dei Normanni. Il giudice nelle motivazioni ha spiegato che il diametro della condotta era insufficiente per contenere tutte le acque in caso di calamità.
I fatti risalgono al 26 novembre 2003 quando, una intensa e perdurante pioggia interessò l’intera fascia posta ad ovest del centro abitato, al quartiere Seta. A seguito dell’alluvione molti cittadini residenti subirono ingenti danni alle loro abitazioni. Nell’occasione ai normali allagamenti della città si aggiunse l’acqua che giunse dai territori a Nord dell’abitato che allagarono completamente quartiere provocando ingenti danni a causa dell’intasamento del canale Galina-Capece. Numerose famiglie furono colte nel sonno e furono salvate grazie all’inteso lavoro che svolsero Vigili del Fuoco, carabinieri, polizia ed i militari del Battaglione San Marco che furono ammirevoli. In alcuni casi i militari salvarono la gente rimasta intrappolata nelle abitazioni o nelle auto.
A seguito di tale evento un gruppo di cittadini si coalizzò e inviò un esposto alla Procura della Repubblica nel quale chiesero che fossero individuati gli eventuali responsabili di un tale episodio; decisero di reagire e chiesero che fosse dichiarata e riconosciuta la colpa esclusiva per negligenza, imprudenza, imperizia ed inosservanza di leggi e regolamenti. Secondo loro, come hanno poi sostenuto i loro legali, ci fu una condotta omissiva che determinò il rischio di allagamento.
Buon giorno Direttore Messe, o letto il so articolo lo trovo per me molto interessante anche se non sono del tutto soddisfatto , vorrei capire come mai di un comitato fatto da 125 persone me compreso si e arrivati solo a a queste poche persone? ,e io nemmeno ci sono , vedremo adesso cosa e successo con i miei legali dato che fui messo in condizioni di lasciare il paese a qell’epoca , perche non sono stati inquisiti anche coloro che lo erano stati negli allagamenti precedenti? come riportava il giornale il 29-ott,2007 qundo si riapri l’inchiesta? gradirei una sua… Leggi di più »
Il processo riguarda solo queste persone che erano difese dagli avvocati che trova nel pezzo. Eventuali informazioni dovrebbe chiederle al suo legale in quanto io non saprei proprio. A lume di naso non è improbabile che i processi siano distinti in quanto i fatti sono accaduti in epoche diverse. Ma è solo un mio personalissimo pensiero basato su quanto Lei mi dice. Grazie per gli auguri di Buona Pasqua che ricambio.
Giuseppe Messe