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avanti l’abitazione della piccola Melissa, il clima è quello del dolore: la ferita per una perdita così assurda è ancora aperta. Le compagne di scuola sono sedute sui gradini e stanno organizzando una colletta per comprare tanti palloncini colorati e tutto l’occorrente per un grande striscione che mostreranno oggi, nel corso della cerimonia funebre. A.D., compagna di scuola di Melissa, è stata la promotrice dell’iniziativa che ha coinvolto una cinquantina di ragazze.“Siamo state compagne di scuola fin dalle scuole media – racconta – e frequentavamo l’istituto “Aldo Moro”, nel quartiere di Sant’Antonio. {gallery}amiche{/gallery} Non potrò mai dimenticare il suo sorriso e la sua voglia di stare con gli amici. Melissa, 16 anni, coltivava il sogno di fare la stilista, ma la sua prima aspirazione era quella di fare la maestra: amava tantissimo i bambini. Era una ragazza piuttosto riservata, sebbene fosse sempre ben disposta ad allacciare nuove amicizie. La ricordo durante le interrogazioni: era molto tesa, ma poi otteneva ottimi risultati perché studiava tanto. E’ stata una delle prime a sostenere la prova orale degli esami di licenza, per via della lettera iniziale del cognome.
Fuori dall’aula prima di entrare era molto preoccupata, ma quando è uscita ha rassicurato che l’esame sarebbe andato bene anche per noi. Poi ci sono i ricordi della nostra gita a Napoli. Eravamo solo quattro ragazze e nel pullman ci siamo sedute ai primi posti. Melissa non fumava né beveva alcolici e non frequentava le discoteche: era per certi versi un po’ all’antica. I suoi genitori la trattavano come una principessa, ma le avevano anche inculcato valori molto importanti. Alle dieci di sera doveva rientrare, così come si usa in paese, ma le concedevano i suoi spazi di libertà”.
La studentessa del “Morvillo – Falcone” leggeva molto. I suoi libri preferiti parlavano di storie d’amore e d’avventura. Sfogliando i volumi presi in prestito dalla biblioteca della scuola o da qualche amica, entrava in un mondo affascinate in cui le grandi imprese e gli amori più intensi hanno sempre un lieto fine. I personaggi si muovono in scenari meravigliosi, dove se esiste la cattiveria viene sconfitta dal trionfo del bene.
Ma purtroppo nella cruda realtà non è andata così. Ieri la città ha reagito con più lucidità: il dolore si è trasformato in rabbia e in sete di giustizia. “In Italia ci vorrebbero pene esemplari per crimini così atroci – dicono alcuni lavoratori di origine albanese da molti anni residenti a Mesagne –. I responsabili dell’uccisione di una bambina dovrebbero essere rinchiusi a vita, senza sconti, senza nessuna pietà. Ci associamo al dolore della famiglia perche capiamo, da padri, cosa stanno provando i genitori della piccola Melissa”.
In Villa comunale le persone intervistate hanno espresso il medesimo desiderio di assicurare alla giustizia i bombaroli assassini al più presto. Antonio Messe e Fernando Galasso sostengono che non possono esistere nè giustificazioni né perdono per un tale feroce delitto, qualunque sia la matrice.
Antonella Militano, napoletana di origine, ma a Brindisi da un po’ di anni, è preoccupata per l’incolumità dei suoi figli piccoli. Rimasti profondamente turbati da quanto accaduto, hanno paura di avvicinarsi ai cassonetti dei rifiuti. Il manifesto funebre da un lato, la foto di un volto sorridente e felice dall’altro e uno striscione in alto scritto dal fidanzato, che esprime un grande affetto per lei. “Con te avevo trovato pace e serenità – si legge – che è svanita al primo gradino di una immensa scala chiamata vita! Addio amore mio. Ti lascio tra gli angeli”.
Ecco cosa resta davanti a casa di Melissa, dell’energia e della gioia di un’adolescente, vittima di un gesto violento e cruento che le ha tolto la vita. Chiunque, ieri, nella giornata seguente alla strage sia passato in via Torre, al civico 86 di Mesagne, dove Melissa abitava, ha percepito l’atmosfera di lacerante sconforto, di profonda costernazione, di lugubre tristezza che regna in una città colpita e sconvolta dal dolore. La casa dei Bassi è stata presa d’assedio, in maniera composta, da parenti, vicini di casa, amici e conoscenti, compagni di scuola e concittadini che hanno voluto portare una parola di conforto e il proprio cordoglio attraverso un abbraccio e la semplice vicinanza ad un padre disperato e distrutto.
Mesagne ha pagato un tributo di sangue troppo caro, con il sacrificio umano di una giovane vita. Questo è il sentire comune. Tutto ciò che si cerca di fare per superare questo momento, sembra essere sproporzionato rispetto all’entità del dolore che si avverte nel cuore. E’ stata una domenica funestata da una tragedia che ha colpito vittime innocenti, scuotendo le coscienze delle istituzioni e dei cittadini, che si sono riuniti in una fiaccolata serale partita dalla Chiesa Madre. Melissa è stata strappata, figlia unica, all’amore di una famiglia che la adorava.
La mamma di Melissa, Rita, si trova ancora ricoverata presso il nosocomio mesagnese, a seguito del malore da cui è stata colpita una volta appresa la notizia della morte della propria figlia. Il papà, Massimo, ferito nell’anima piange e non si dà pace mentre fa visita alla moglie in ospedale. La città di Mesagne reagisce con grande manifestazione di affetto, ma anche tutta la società civile si stringe alla sofferenza della cittadina messapica, come dimostrato dalla grande folla di gente che subito dopo il delitto è scesa in piazza Vittoria nel capoluogo.