Fausto Di Maggio (nella foto), 77 anni, il 23 febbraio era stato ricoverato all’ospedale di San Giovanni Rotondo dove gli avrebbero dovuto esportare una placca inserita in testa sempre presso lo stesso ospedale tre anni addietro. Bisognava guarire l’infezione che la placca gli aveva procurato. “L’intervento, fatto il 28 febbraio, era andato tutto bene al punto che non ha avuto nemmeno bisogno di stare in sala rianimazione – racconta il figlio Gabriele – . Trasferito in reparto, era assistito da mia madre. Solo 4 giorni fa, l’11 marzo, gli è stato fatto un piccolo intervento nella camera dove era degente. Cose che non si fanno – aggiunge Gabriele -. Dovevano inserirgli un ago cannula. Gli hanno fatto un buco sotto al braccio ed hanno inserito la cannula dalla quale dovevano iniettare un medicinale per un embolo che aveva in testa. Un piccolo intervento fatto nella cameretta dove era degente, durato più di un’ora, sicuramente senza le precauzioni giuste. Già la sera mio padre aveva la febbre. Il giorno dopo, il 12 marzo, vedendo che faceva fatica a respirare, hanno fatto una radiografia ai polmoni. Il giorno successivo, il 13 marzo, gli hanno fatto il tampone ed è risultato positivo”. “Mentre ieri intorno alle 19 mio padre moriva, mia madre è stata rinchiusa in bagno per tre ore finché non hanno portato mio padre via dalla stanza. Quindi hanno liberato mia madre rinchiusa senza né acqua e né pane e, essendo stata in contatto h 24 con mio padre risultato positivo al Coronavirus, non le hanno nemmeno fatto il tampone. L’hanno licenziata dicendole: prendi il treno e tornatene a casa”. Dove da ieri è in quarantena. Domani Lucia non potrà nemmeno andare al cimitero per dare l’ultimo saluto al suo Faustino“. Conclude Gabriele: “Questa è la sorte di chi non ha soldi per curarsi”.
Il racconto di Gabriele, il figlio dell’anziano deceduto di coronavirus
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