Era stato accusato di violenza carnale per aver abusato di un’amica della fidanzata, poi diventata sua moglie. In appello, però, è stato assolto  perché il fatto nono sussiste dalla Corte di Appello di Lecce, sezione Promiscua, che ha ribaltato la sentenza del Tribunale di Brindisi del 25 marzo dello scorso anno. Il mesagnese V. C., difeso dall’avv. Gianfrancesco Castrignanò,  era stato condannato in primo grado a tre anni e quattro mesi di reclusione, oltre ad €. 30.000,00 a titolo di risarcimento del danno in favore della persona offesa, costituitasi parte civile. Ma si era sempre proclamato innocente e l’altro ieri ha visto riconosciuta la fondatezza della tesi difensiva. La vicenda dimostra ancora una volta, ove ve ne fosse bisogno, l’importanza del giudizio di secondo grado, che taluno vorrebbe modificare o eliminare del tutto, in nome di un malinteso efficientamento della giustizia, mettendo però in serio pericolo le garanzie di libertà e di giusto processo che spettano ad ogni cittadino di uno Stato che voglia essere effettivamente democratico.
Accusato di violenza carnale, assolto dalla Corte di Appello di Lecce
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