Viviamo in una società dove non c’è il rispetto per una persona. Fulvio Zaccaria (nella foto), 86 anni, tornando dall’ospedale dopo un intervento al cuore, trova chiusa la casa dove ha vissuto gli ultimi venti anni. Da tre giorni dorme in un vecchio ed umido tugurio senza acqua e corrente elettrica. Siamo in via dott. Emanuele Cavaliere, a poco meno di duecento metri dal Palazzo di città . Il tugurio, da anni abbandonato a sé stesso, è solo un groviglio di libri e vecchi oggetti, dove il sole non dà i suoi raggi. Una realtà agghiacciante, in una città che sembra diventata senza dimensione umana. Fulvio vive in una condizione di estremo disagio sociale, in condizioni igienico sanitarie molto precarie. Un vero e proprio letamaio quello che abbiamo trovato. Siamo di fronte ad una storia di abbandono e degrado. Una storia che ripropone vecchi problemi, tanto vecchi che si corre il rischio di provocare stanchezza e rigetto nel ripresentarli. Ma come si può tacere di fronte all’ennesimo caso di miseria più assoluta. Uno squallido tugurio maleodorante di appena tre metri quadrati, un giaciglio a terra sul quale Fulvio riposa da tre giorni tenendosi stretto il suo cane. Non dorme. La notte è lunga, lunghissima, interminabile. Il cane lo guarda. Si guardano. Si fanno compagnia a vicenda. Fulvio, abbruttito nel fisico e nel morale, lo ascoltiamo in religioso silenzio. “Voglio tornare nella mia casa di via Dei Sasso”, dice. Si configura come un uomo perdente due volte: nella famiglia che ha perso (i figli non si farebbero più vedere: è un fardello
difficile da sopportare); nella società per la quale è diventato solo uno straccio.
Perché. E’ molto difficile, in questa circostanza, parlare del perché. E poi, a che serve. Per il protagonista di questa triste vicenda è una questione solo di civiltà e di rispetto per la persona umana. Dove manca perfino il pane (il pasto gli viene assicurato da una famiglia albanese, povera peraltro), dove non c’è acqua, è difficile trovare il rispetto per la persona umana.
La casa di via Dei Sasso è di proprietà della compagna con cui ha vissuto gli ultimi 20 anni attualmente ricoverata presso l’ospedale di Ceglie Messapica. Si sarebbero dovuti sposare. Poi sono arrivate sentenze di giudici, ci sono di mezzo avvocati e assistenti sociali. La faccenda sarà pure lunga. Ma la sua causa reale è una: la miseria. Di fatto Fulvio, da tre giorni buttato come un cencio in un tugurio, lo vanno a trovare solo tre giovani volenterosi. Per questi ragazzi è difficile abbandonarlo. “Si può abbandonare un essere umano nella miseria più assoluta?”, dicono.
La voce di Fulvio si perde, è sprezzante. Come dargli torto? Non sappiamo la storia della sua vita. Non ci interessa. A che serve. Chissà , forse, avrà pure potuto avere una vita
trascorsa su binari assolutamente diversi da quelli comuni. E allora? Sporcizia ovunque e fetore insopportabile. Più che una casa un tugurio: un buco dove nessuno immaginerebbe di vivere, con poco spazio per muoversi, una distesa di rifiuti, un bagnetto senza acqua. Una situazione indescrivibile, ripugnante. Difficile chiamare casa quello spazio stretto, con una confusione pazzesca, con alimenti andati a male. Fulvio vive lì, in mezzo a quel caos ripugnante e nauseabondo, in condizioni di salute non buone. E la cosiddetta società civile?
Anziano di 86 anni vive in tugurio letamaio
Post precedente
Laboratorio fotografico all’Opificio Sociale
Iscriviti
1 Commento
il più vecchio