L’ulivo era l’architrave delle nostre famiglie contadine, era l’identità del nostro territorio. Oggi passando per caso sulla strada provinciale Mesagne-S. Vito dei Normanni, nei pressi di contrada Ferrizzulo, abbiamo visto un grande uliveto spiantato da scavatori e camion in attesa di caricarli e portarli via come legna da ardere. C’é venuta una stretta al cuore. Ci siamo chiesti se il batterio Xylella sia stato troppo a lungo sottovalutato, se gli interventi, forse tardivi, siano stati fatti con determinazione. La realtà é che quel bellissimo uliveto oggi é un deserto quando ieri era la cartolina dal punto di vista paesaggistico, turistico, ambientale del nostro territorio. Vedere questa terra senza gli ulivi non sarà più la stessa. Noi non siamo dei tecnici ma, da quanto abbiamo sentito e letto in questi anni, pensiamo che non si è fatto di tutto per salvare questi monumenti arborei. Ora c’é una sola priorità: fermare la diffusione e ricostruire i nostri uliveti. Non possiamo perdere un patrimonio accumulato per millenni dai avi.
Che desolazione: storia di una catastrofe ecologica ed umana
Post precedente
Disinfestazione adulticida e derattizzazione del territorio
Iscriviti
0 Commenti
il più vecchio