Caro Pino, sai che leggo sempre Mesagnesera e adesso seguo con attenzione la conta dei giorni (oggi 864) che trascorrono inesorabilmente, per i lavori fermi sulla villetta del quartiere Grutti. Ben fatto; questo conteggio quotidiano, può essere un utile stimolo a risolvere il problema, sia per gli amministratori di ieri e di oggi che per i partiti e liste varie (tante), evidentemente tutti smemorati o distratti da altre urgenze.
Sorge però spontanea una osservazione non provocatoria, per sapere da quanto tempo è iniziata la opportuna conta e come mai nulla si è detto o scritto e non solo da te, negli oltre due anni precedenti. In ogni caso, sai che da sempre, condivido e auspico una presenza vigile, intransigente e imparziale della libera informazione, che può aiutare amministratori e cittadini per suggerire o sollecitare interventi e per segnalare doverosamente i problemi che esistono, che sono tanti e purtroppo, non da oggi.
Per tornare al tema in questione, mi permetto di allargare l’utile riflessione perché a parte l’enormità del tempo trascorso, la cosa ancor più grave e magari poco nota ai cittadini, sarebbe chiedere e far capire come, perché e a quale fine, si è deciso di fare scempio del piccolo polmone verde situato all’ingresso del quartiere con una costruzione soffocante addirittura quasi a ridosso delle case.
Quali responsabilità tecniche, amministrative o della impresa, determinano tale intollerabile situazione. Qual’è la necessità e l’utilità di quell’opera, impropriamente inserita su un suolo che deriva da una donazione benemerita della famiglia Volpe, vincolata con atto amministrativo dall’impegno di farla diventare uno spazio verde. Un piccolo ma importante intervento in un quartiere che allora, non aveva spazi pubblici e neanche “un albero per chiacchierare”. (Parafrasando azzurro)
Uno spazio pubblico importante, divenuto con gli anni bello e molto vissuto dagli abitanti, che un tempo addirittura se lo curavano in autogestione. In particolare per anziani e giovani, quella villetta diventava anche un prezioso scrigno di relazioni sociali, incontri intergenerazionali e di svago per i ragazzi del quartiere.
Passandoci oggi, noto un ingresso al quartiere che, partendo dall’annoso e irrisolto problema del passaggio a livello unito al cantiere abbandonato, accentua l’immagine del degrado e allo stato, priva gli abitanti di un polmone verde quanto mai utile in questa estate infuocata. Anche lo spazio verde a ridosso della ferrovia che era stato sistemato a suo tempo con delimitazione di staccionata in legno, risulta trascurato e in stato precario. Si dirà che importanti parchi si stanno realizzando, ben vengano quando arriveranno, ne occorrono tanti.
Questo però non autorizza a distruggere il verde esistente; ancora meno giustificabile é la decisione di togliere spazi aperti di incontro e di relazioni sociali in un tempo di vita sempre più chiuso e poco partecipativo. Spero che i tuoi solleciti e la ritrovata attenzione della politica, servano ad affrontare e risolvere la situazione esistente, anche se ormai quello scrigno verde, risulta distrutto per sempre. Buon lavoro.
Un caro saluto e buona estate infuocata. Cosimo
Ci ha scritto l’on. Cosimo Faggiano
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