(di Fabio Sinisi) La decisione ufficiale del Governo su una data è ancora lontana, ma le elezioni Regionali 2025, che si terranno il prossimo autunno e che coinvolgeranno sette Regioni italiane, sembrano promettere non poche sorprese in un contesto infiammato dalle polemiche e dalle contrapposizioni interne alle coalizioni come la Puglia.
Se, come dimostrato da un sondaggio realizzato da Yoodata per la Gazzetta del Mezzogiorno, il centrosinistra sembrerebbe in vantaggio qualsiasi fosse il candidato tra quelli finora trapelati – Decaro, Boccia, Capone, Piemontese, tutti compresi fra il 67% e il 56% delle preferenze – è vero che le forti divergenze interne alla coalizione rischiano di provocare “l’effetto Basilicata”: una vittoria data per acquisita rapidamente trasformatasi in un autogol.
In questo caso, l’ex sindaco di Bari Antonio Decaro, oggi eurodeputato del PD e uomo indicato come candidato naturale alla regione, ha dimostrato netta contrarietà alle eventuali candidature di Michele Emiliano e Nichi Vendola – entrambi ex presidenti della Puglia– come consiglieri regionali.
Le prime indiscrezioni a tal proposito erano trapelate già in aprile e qualche tempo dopo, in giugno, Decaro aveva ventilato una sua rinuncia alla corsa, posizione poi ufficializzata i primi di luglio al Corriere della Sera: “Sono pronto a un passo indietro se correranno da consiglieri”.
La replica di Emiliano non è tardata ad arrivare ed in data 14 agosto l’ex governatore rilasciava un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno, in cui prospettava come difficile una sua rinuncia alla candidatura per la Giunta regionale “senza alcun argomento sensato”.
A distanza di poco più di una settimana i due si sono incontrati con Igor Taruffi, braccio destro di Elly Schlein, e il segretario regionale dem Domenico De Santis a casa di quest’ultimo; tuttavia, le prove tecniche di disgelo nel PD pugliese non sembrerebbero aver registrato alcun risultato, se non una promessa di distensione nei toni della bagarre politica.
Le ragioni dietro l’intransigente posizione di Decaro sono principalmente due. Se da un lato la presenza di due ex governatori seduti in Consiglio regionale comporterebbe de facto un fattore di condizionamento – per peso politico e visibilità mediatica – per l’agenda del nuovo presidente, dall’altro, l’ex sindaco di Bari intende presentarsi come il nuovo, in netta discontinuità col passato: i cicli politici di Vendola ed Emiliano hanno infatti segnato vent’anni di storia di governo della Puglia, con spesso al centro dell’attenzione scandali su mal gestione della sanità, indagati e nomine.
Si tratta di un nodo che è fondamentale sciogliere, se si vuole dar per scontato il sostegno dei M5S, i quali, Giuseppe Conte in primis, hanno già chiarito che il loro appoggio a Decaro passa per una squadra senza Emiliano o nomi che possano riportare alla memoria terremoti giuridici interni alla Giunta anche fra i più recenti – Pisicchio, Delli Noci.
Dal centrodestra – il cui unico nome finora trapelato con una certa credibilità, D’Attis (FI), non supererebbe una soglia compresa fra il 38% e il 44% – la lettura è diametralmente opposta: come si evince dalla dichiarazione congiunta del gruppo regionale di FDL, Decaro, definito “il figlio politico di Emiliano e Vendola”, starebbe inscenando una rottura solo per motivi elettorali, senza una vera discontinuità.