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Venerdì 7 aprile dovrà lasciare la casa. Lo sfratto esecutivo non è più prorogabile. Poi? “Poi non so dove dovrò andare con mia moglie e i nostri tre bambini”. Francesco e Katia Renis nonostante siano sposati da dieci anni sono una giovane coppia. Una delle tante che, soprattutto per mancanza di lavoro, restano ai margini della società. La giovane famiglia da quattro anni vive in via Palmitella, in una casa presa in affitto a 300 euro al mese che non riesce più a pagare. L’ufficiale giudiziario si presenterà la settimana prossima.
Francesco ha un passato difficile che, però, da quando ha messo su famiglia, vuole cancellare. Si barcamena come può: piccoli lavori, reddito minimo, le poche centinaia di euro che riesce a racimolare quando durante l’Estate Mesagnese (tre mesi l’anno), con la Cooperativa Multiservizi Arcobaleno, creata per soggetti svantaggiati di categoria B, collabora con il Comune per l’organizzazione degli eventi. “L’Ufficio Servizi Sociali Comunali mi avevano promesso una abitazione – continua -. Ero e sono disposto anche a prendere una casa di proprietà del Comune da sistemare personalmente. Mi dicono che non è possibile. Ho tre bambini rispettivamente di anni 10, 7 e 2 mesi. Nella graduatoria degli aventi diritto ad una casa occupo il 17° posto. I nonni non ci possono aiutare perché già loro vivono in ambienti insufficienti. Come devo fare? Non certamente come mi è stato detto ai Servizi Sociali Comunali dove mi hanno minacciato di togliermi i bambini – continua Francesco -. Neppure il Sindaco mi ha voluto ascoltare. Mi pagassero tutti i lavori extra che abbiamo effettuato nell’Estate Mesagnese, durante il Natale quando abbiamo messo le luminarie in Villa Comunale o quando abbiamo lavorato al canile comunale. Al Comune sono sempre pronti a chiamarci per lavori extra ma poi dicono di non avere soldi per pagarci”.
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