NICCOLÒ ZANCAN
INVIATO A CORATO (BARI)
“La Stampa”
«Il signor Vito», allora. Vito che tifa Inter e va a pregare la madonna di Medjugorje. Vito il ferroviere, che mette la sua foto in divisa su Facebook accanto a quella del matrimonio del figlio emigrato in Belgio. Vito Piccarreta, 24 anni di servizio alle Ferrovie private Bari Nord, 1600 euro al mese di stipendio, il capostazione. Se credete che possa essere tutto così semplice, eccolo il primo indagato dell’inchiesta. «Ho fatto partire io quel treno, sono stato io ad alzare la paletta. C’era confusione, i treni erano in ritardo e…». Asserragliato dietro la porta di casa di un condominio di periferia a Corato, steso sul divano senza scarpe, come certi malati cronici, non riesce più a parlare. Ormai non risponde al telefono neppure agli amici. La moglie Giuseppina è tornata da un viaggio di preghiera, appena ha saputo: «Siamo vittime anche noi. Soffriamo con quelle famiglie che hanno perduto i loro cari. Non può cascare tutto sulle nostre spalle». Eppure, se ascoltate la voce di un giovane poliziotto, ora che ha finito di sequestrare altra documentazione alla stazione di Andria, la storia della più grave sciagura ferroviaria italiana può essere vista anche come una storia elementare. «Martedì mattina i treni sulla linea erano in ritardo. Hanno messo un convoglio aggiuntivo da Bari in direzione Barletta. Dunque, in quella fascia oraria, dovevano passare in tutto tre treni. Ma proprio da questa stazione è stato dato l’ok alla partenza di un convoglio in direzione opposta, dopo il passaggio del secondo treno. Potrebbe essere andata proprio così».[starlist][/starlist][starlist][/starlist]
Il capostazione sotto accusa: “Ho alzato io la paletta verde, ma non sono l’unico Colpevole
Post precedente
Denunciato per truffa agli anziani
Iscriviti
0 Commenti
il più vecchio