“Un bene confiscato e restituito alla società alla quale rea stato sottratto illegalmente crea anche lavoro ai giovani. Ci sono in arrivo oltre 55 mila beni mobili, immobili ed azienda in tutta Italia”. Don Luigi Ciotti, fondatore e anima dell’associazione Libera, fa parte di quella Chiesa che non si inchina dinanzi al boss. Anzi. E questa mattina non poteva non esserci a Mesagne dove assieme a don Angelo Argentiero ha benedetto a nuova vita l’ex masseria di Carlo Cantanna che, in carcere a Trani, proprio l’altro ieri ha ricevuto un avviso di conclusione indagini per omicidio. Al taglio del nastro ha partecipato tanta gente, molti giovani in contrada Canali, sulla provinciale Mesagne-S.Vito dei Normanni. “La Puglia deve tornare ad essere terreno fertile per il consenso sociale per combattere con forza l’intimidazione di stampo mafioso. Le radici che si sono aggrappate a questa terra, saranno estirpate da Libera e dalle sue cooperative.
Un gesto che significa supremazia dello Stato sulla criminalità e sulla mafia. “Questa restituzione ha un valore etico, sociale ma anche politico” ha detto don Ciotti ai giornalisti che ha sottolineato gli sforzi che Libera sta facendo in tutto il Paese che non possono e non devono restare di valore simbolico. “L’uso sociale di questi beni si realizza in questo meraviglioso territorio che è la Puglia in un contesto di persone stupende. Il cambiamento ha bisogno di due o tre elementi fondamentali, lavoro, lavoro, lavoro. Due milioni e mezzo di giovani in Italia non lavora. Nove milioni di povertà relativa e cinque milioni di povertà assoluta nel nostro lavoro tra chi lo ha perso, chi è in cassa integrazione, chi lo cerca”.
Il riutilizzo dei beni confiscati crea lavoro
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