Il titolo della ricerca, “La città di ferro e fuoco”, non è immediatamente intuibile. A detta dello stesso autore, il titolo arriva «dai versi della ballata “Li Terre Mei” di Sandro Tuminelli inserita nel film-documentario di Giovanni Cecchinato che la Montecatini aveva commissionato per propagandare l’arrivo del Petrolchimico. Si chiamava “Quattro volte Brindisi” per sottolinearne la grande estensione».
Il processo di industrializzazione di Brindisi
Con la posa della prima pietra dello stabilimento della Montecatini, avvenuta l’8 marzo 1959, avviene una sorta di ingresso di Brindisi e della sua provincia nella moderna società industriale.
Fu una scelta «imposta» dall’alto al territorio? Ed è questa la causa del fatto che Brindisi ha subito forme di “sviluppo senza autonomia”?
La vicenda del petrolchimico di Brindisi è da inserire all’interno della vasta cornice delle politiche meridionalistiche e nel contesto del miracolo economico degli anni ’60, ma il petrolchimico, sostiene Ostuni, fu anche fortemente voluto da forze politiche, sindacali e dalle amministrazioni locali.
Ostuni dimostra che la interpretazione di una scelta compiuta altrove, fuori dal territorio, “non tiene sufficientemente conto del fatto che lo sviluppo industriale della provincia fu fortemente auspicato dalle sue classi dirigenti, le quali negli anni precedenti alla costruzione del petrolchimico avevano formato un blocco di pressione compatto nel rivendicare la creazione di un’area industriale gravitante attorno al porto, unica opportunità per superare le ataviche vocazioni agricole che facevano permanere il territorio in uno stato di arretratezza” (pag. 16).
“L’assunto da cui si è partiti è che quel filone interpretativo tendente a liquidare l’intervento straordinario del Mezzogiorno come un generale fallimento – e riassunto dall’icastica locuzione delle «cattedrali nel deserto» – non consenta di recuperare la complessità delle profonde trasformazioni indotte dal passaggio da un’economia agricola a un’economia industriale” (pag. 18).
L’elaborato di Ostuni nella prima parte scandisce una ricostruzione a grandi linee del quadro socioeconomico della Brindisi tra l’Unità e la Seconda guerra mondiale.
Nel secondo capitolo viene delineato il perché e il percorso che portò alla scelta della Montecatini di localizzare proprio a Brindisi il suo insediamento.